BlackRock e la sua Rivoluzione nel sistema finanziario, economico e politico globale

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Accordo Ue, svolta dell’Europa. Il coro è quasi unanime. Mentre BlackRock esorta gli investitori a puntare sul Vecchio Continente, più avanti rispetto agli Usa. Come stupirsi? Dietro alla ‘svolta’ a ben vedere c’è lo zampino – o zampone – della Roccia Nera, che negli Usa a marzo si è aggiudicata la gestione totale del salvataggio miliardario delle imprese americane da parte della Federal Reserve, diventando ormai la “quarta branca del governo”. Non solo.

La Ue da parte sua , nel suo piano di aiuti da €1000 miliardi emetterà bond comuni ed elargirà fondi e prestiti ai paesi membri, ma lo farà in cambio di riforme, ovvero di interventi nelle politiche fiscali dei governi europei. Una rotta globale indicata giusto un anno nel corso del meeting annuale a Jackson Hole dei banchieri centrali, dietro proposta di emissari della Roccia Nera, sulla base del suo Documento o Libro Bianco pubblicato una settimana prima. Un piano in atto, che un anno dopo Black Rock nell’Outlook sul suo sito definisce <una Rivoluzione>.

Il Covid-19 poi ha aiutato, capitando come si usa dire ‘ a fagiolo’. E oggi Black Rock oltre a gestire gli stress test delle banche europee per conto della Bce, è diventata pure consulente dell’Ue su come incorporare le pratiche ambientali, sociali e di governance nella gestione del rischio da parte delle banche, di gran parte delle quali è azionista e quasi tutte sue clienti. Pratica in cui peraltro eccelle.

Un protagonismo ormai anche politico, quello del maggior gestore di attivi del mondo, che impensierisce non poco gli osservatori più attenti, nel generale silenzio mediatico. In un quadro in cui tre soli grandi giganti gestori di assets- i Big Three, in testa Black Rock con Fidelity e State Street –non solo gestiscono una grandissima parte degli investimenti globali ma detengono quote, anche di controllo, in un numero grandissimo e crescente di corporations e imprese, dentro e fuori dagli Usa a partire dall’Europa, con diritto di voto. Mentre il fondatore e CEO della Roccia Nera Larry Fink è in predicato per diventare Segretario al Tesoro in una eventuale amministrazione di Joe Biden.

Ma ricominciamo dall’inizio.

Black Rock, l’irresistible ascesa. Sulla scia di un articolo di Limes (a firma del prof Germano Dottori) Underblog si era già occupato della Roccia Nera nel 2015, chiedendosi se davvero il ‘Moloch della finanza globale’ fosse responsabile del cambio di scena in Italia nel 2011, quando Deutsche Bank, di cui BlackRock era azionista di controllo, aveva per prima ritirato i suoi capitali nei titoli di Stato italiani, spingendo il nostro paese sull’orlo del famigerato ‘baratro’. Non era Berlino, non erano i poteri di Francoforte a provocare il tracollo, era molto probabilmente stata la RocciaNera, concordava Underblog. Quasi certamente, a giudicare dai fatti successivi.

La Roccia nera era già un gigante e gestiva i rischi di $15.trilioni di attivi segnalava l’Economist che già nel 2103 le aveva dedicato una copertina con una gigantesca roccia nera incombente sull’orizzonte.

Nel contesto della finanziarizzazione globale promossa da Reagan e poi da Clinton, BlackRock aveva visto la luce nel 1988, in partnership al 50% con BlackStone, la mega finanziaria globale di private equity, che qualcuno vede connessa con i Rothschild (il barone Nathaniel Jacob in ogni caso entra nel 2007 nel board), nota dopo il 2008 per essersi impossessata a prezzi stracciati di case pignorate durante la crisi poi rivendute a prezzi gonfiati, racconta Ellen Brown (giugno 2020), avvocato e attivista favore delle banche pubbliche, autrice di vari libri. Che nel raccontare Jackson Hole 2019, ne riassume anche la storia.

<Staccatasi nel1995 dalla partner, BlackRock negli anni ’90 e 2000 accresce i suoi bilanci promuovendo gli MBS, i mutui cartolarizzati ovvero titoli garantiti da ipoteca che hanno fatto crollare l’economia nel 2008. Conoscendo bene il business dall’interno nel 2008-9 era stata incaricata dalla Fed di acquistare i titoli tossici fuori mercato da Bear Stearns e AIG, cosa che la Fed non avrebbe potuto fare da sé>. Le fortune della Roccia Nera sono tuttavia legate soprattutto agli ETF, titoli comprati e venduti come azioni ma che operano come fondi indicizzati, seguendo passivamente indici specifici come l’S&P 500, l’indice delle big corporations in cui investe la maggior parte della gente. Con gli ETF BlackRock si è assicurata trilioni di attivi, in particolare dopo aver acquisito la serie di iShares quando si è impossessata di Barclay Global Investors nel 2009. Al 2020 iShares comprende 800 fondi e $1.9 trilioni di attivi in gestione diretta.

I Big Three. Oggi il settore ETF comprende circa la metà di tutti gli investimenti in azioni Usa ed è altamente concentrato. Il settore è dominato dai tre maggiori gestori di denaro al mondo, i cosiddetti Big Three: Black Rock, Vanguard e State Street, con BlackRock leader assoluto: insieme detengono l’80% di tutti i fondi indicizzati.

Come si vede dalla tabella sui top money managers (non solo di ETF) pubblicata nel recente articolo di BloombergQuint, società indiana partecipata al 30% da Bloomberg News in un articolo recente. Black Rock in testa con $7.4 trilioni di assets globali sotto controllo (un terzo di quali in Europa, e $625 miliardi di piani pensione), seguita da Vanguard Group con $6.2 trilioni , State Street Global Adv con $5.1 trilioni, seguono Fidelity Investment ($3.2) e JP Morgan Asset Mgt ($2.4).

“The spectre of the Giant Three” titolava un anno fa uno studio di due docenti di Harvard, ben riassunto in italiano da Startmag.it, e sui Big Three è oggi puntato l’occhio dell’antitrust americana. Da notare gli intrecci azionari fra gli stessi Big Three, oltre che con le maggiori mega banche, come riferiva già nel 2015 Underblog, citato sopra.

Non solo. <Al 2017 i Big Three sono diventati anche i maggiori singoli azionisti nel 90% delle società S&P 500, comprese Apple, Microsoft, Exxon Mobil, General Electric, Coca Cola ecc, per restare negli Usa . La Roccia nera detiene inoltre principali interessi in quasi ogni mega banca e nei media più importanti.> Così la Brown, cui fa eco Le Monde Diplomatique, gennaio 2020:

<Insieme i tre giganti nella gestione di attivi comulano 15.000 miliardi di capitalizzazione, l’equivalente del PIL della Cina, e controllano un blocco maggioritario di azioni nel 90% delle imprese S&P 500, ma gli altri non sono che nani davanti al Leviatano finanziario, che investe in 5 continenti e, con un giro di affari superiore a $15.000 miliardi ($15 trilioni) e quasi 14.000 collaboratori in 30 paesi, gestisce da sola oltre $6000 miliardi, due volte e mezzo il Pil francese>.

Le quote nelle imprese S&P 500 sono solo la punta dell’iceberg. <La società di Larry Fink ha quote nel 40% di tutte le imprese americane e vota in 17.000 cda, possiede più azioni in Google, Amazon, Apple, Microsoft  dei fondatori di tali società>.

La mira, spiega Le Monde Diplomatique, è acquisire un peso sufficiente nel capitale in concorrenza nello stesso settore, consentendole di influire sulle decisioni: come è accaduto per i prezzi nelle società aeree Usa, che fanno capo alla Roccia Nera. E in Europa? Lo vedremo più avanti

Aladdin. E’ la carta vincente della Roccia Nera, per la precisione di Black Rock Solutions: una piattaforma software iper sofisticata, “una rete di codici, scambi commerciali, chat, algoritmi, modelli predittivi”, che funziona come una Intelligenza Collettiva, spiega sul suo sito, (vedi anche Seekingalpha), ma anche sorta di oracolo . Attraverso tale rete la Roccia Nera scopre le vulnerabilità e valuta e prevede opportunità e rischi per i suoi clienti, diretti indiretti, piccoli e grandi, privati e istituzionali come governi, assicurazioni e quant’altro- compresi i gestori di assets suoi rivali (come Bloomberg LP, parente di Bloomberg News), monitorando ben $20 trilioni – $20.000 miliardi – di assets nel mondo. Niente a che vedere con le Mille e una Notte, il nome è l’acronimo di Asset, Liability, Debt and Derivative Investment Network)

L’incarico dalla Fed . Non sorprende che <quando la Fed ha avuto bisogno di aiuto per la sua missione di salvataggio pandemico si sia rivolta direttamente a Larry Fink, diventato il più importante suggeritore industriale del governo>, scrive BloomberQuint. Espertise e capacità di azione immediata hanno guidato la scelta nell’urgenza, ha ammesso il presidente Fed Jerome Powell in audizione.

In marzo la  Roccia Nera si è così aggiudicata, senza gara e senza alcun dibattito al Congresso, un contratto in base alla legge CARES (Coronavirus Aid, Relief, and Economic Security Act) per utilizzare $454 miliardi di fondi sciolti assegnati dal Tesoro insieme alla Fed. Questi fondi potrebbero avere un effetto leva per fornire oltre $ 4000 miliardi di crediti Fed. <Mentre il pubblico era distratto da proteste, sommosse e lockdown – commenta Ellen Brown – Black Rock è di colpo emersa come “quarta branca del governo” – secondo la definizione del prof Willam Birdthistle, del Law College dell’università di Chicago – gestendo il controllo sul denaro stampato su richiesta dalla banca centrale>.

Il nuovo compito assegnato a Black Rock è molto più vasto di quello svolto durante la crisi del 2008. La prima parte, in atto dal 12 maggio, consiste nell’acquisto di ETF. E che gli ETF e i bond sottostanti siano al cuore della crisi da Covid e avessero bisogno di un salvataggio lo riconoscono esperti citati da Brown. Ma la società potrebbe finire per comprare i fondi che gestisce – come sta già accadendo per il 47% degli ETF acquistati – con evidenti conflitti di interesse.

La Roccia nera si difende sostenendo di non averne la proprietà ma di agire come mera custode. A differenza delle banche non fa investimenti per sé. “Agiamo come fiduciario della Fed di New York  (il cuore della banca centrale) afferma un portavoce della società”.

Con i suoi ultimi incarichi è un argomento difficile da far valere, osserva Graham Steele dall’Università di Stanford, che è ha lavorato per la Fed di S.Francisco, citato da BloombergQuint. “Sono così intrecciati nel mercato e col governo che è un groviglio di conflitti davvero interessante”.

 “Perché assegnare tutto il denaro da gestire a una sola società?”, chiede Birdthistle. E polemiche, anche sull’assegnazione dei fondi ai grandi di Wall Street , ce ne sono già se Powell il 29 luglio scorso ha tenuto a dichiarare che “Black Rock è solo il nostro agente, le decisioni le prendiamo noi, BlackRock esegue i nostri piani”. Nessuna replica dalla diretta interessata.

<BR gestirà i portafogli dei corporate bonds e dei debiti ETF. Farà lo stesso per i nuovi bond, talvolta agendo come unico compratore- e fino al 25% dei prestiti sindycated dalle banche. E acquisterà gli MBS da agenzie semigovernative come Fannie Mae e Freddie Mac. Otterrà $48 milioni annui di compensi, poco per una società i cui profitti l’anno scorso ammontavano a $4.5 miliardi – ulteriormente saliti del 21% nel primo trimestre 2010 – ma potrà cementare i legami dei suoi gestori con i politici>. Peraltro già assai forti.

Larry Fink e i suoi tentacoli. <La sfera di influenza di BlackRock  – che si è costruito anche un potente ufficio legale – va oltre la banca centrale e comprende avvocati, presidenti e capi di agenzie governative di entrambi i partiti, sebbene più volto ai Democratici>, secondo BloombergQuint. <Solo un pugno di executives vengono dall’amministrazione di George W Bush, più di una dozzina da quella di Obama, sonocompreso il consigliere per la Sicurezza nazionale di Obama, il consigliere per la politica del clima, l’ex vicepresidente della Fed, e numerosi economisti della Casa Bianca, del Tesoro e della stessa Fed.>

Fink, il fondatore e CEO di BlackRock è da sempre considerato più vicino ai Dem. <Nel 2012 era nella lista per sostituire il segretario al Tesoro Tim Geithner in uscita. E ora è ampiamente considerato per quel posto in una eventuale amministrazione Biden, anche se non è chiaro come sarebbe visto dall’ala sinistra dei Dem, per quanto abbia la stima di membri di Wall Street amici del partito>, è ancora Bloomberg Quint a scrivere.

Del resto il business primario della società, la gestione di ETF, è stato acclamato in quanto rende gli investimenti più facili ed economici. E, per quanto Fink sia la bestia nera degli ambientalisti perché alcuni dei suoi fondi detengono quote di società di energie fossili, ha messo le mani avanti per prepararsi al contrasto del cambiamento climatico. Scrivendo lui stesso una lettera di impegni, di cui ha dato notizia anche Startmag.it.

<La sua influenza va ben al di là degli Usa. La Bank of Canada in marzo lo ha preso come consulente per i suoi acquisti di commercial papers, il debito che le società fanno per finanziare giorno per giorno le loro spese. E il mese scorso la UE lo ha assunto per consulenze su come integrare le pratiche ambientali, sociali e di governance nei modi in cui le banche gestiscono il rischio>.

BlackRock in Europa. <Larry Fink, il capo dei più potenti fondi mondiali, è nel suo aereo, destinazione Europa. Sull’Atlantico, chiede al comandante di collegarsi con la Germania. Chiede al suo responsabile regionale a Francoforte ed esige un incontro con Angela Merkel. Possibilmente entro cinque ore dal suo atterraggio>. Comincia con questo aneddoto, raccontato da una ex dipendente, un articolo del del 2018 del sito di investigazione e opinione francese Mediapart intitolato “BlackRock, il Leviatano della finanza che pesa sulle scelte europee”. Il seguito per abbonati.

Attac-54 ne riassume i punti salienti, dopo varie cifre sulla dimensione del gigante, con clienti in 100 paesi, e un terzo degli assets sotto il suo controllo in Europa: <Contemporaneamente consigliere delle banche centrali e principale azionista dei fiori all’occhiello industriali, mormora all’orecchio degli Stati europei. Punti chiave: contrastare ogni regolamentazione finanziaria e imporre pensioni private a capitale per tutti>.

Dopo la crisi finanziaria ha accresciuto il suo potere ben al di là della gestione di attivi: lo si ritrova come uditore delle banche a richiesta delle autorità di regolazione, come consigliere di Stati sulle privatizzazioni. Nell’autunno 2017 è stato invitato dal governo francese a presiedere il comitato CAP2022 volto a designare i futuri contorni dello Stato.

BlackRock propone ad altre entità finanziarie di mettere a loro disposizione i suoi strumenti per la gestione del rischio. Ma offre anche servizi alle autorità finanziarie. Che lo sollecitano a valutare la salute di grandi istituti bancari considerati sistemici.

Solo in Francia è azionista tra il 5 e il 10% di una serie di grandi industrie (esempi) e spesso l’azionista principale di almeno 172 società quotate nella Borsa francese, oltre ad avere il voto in 17.000 imprese del mondo. Quanto all’Italia, Underblog nel 2015 aveva fatto un elenco delle sue partecipazioni. L’articolo più recente trovato oggi è di Financecommunity.it, 29 luglio 2020, dedicato alla squadra italiana.

<La presenza italiana del gigante Usa risale al 2000, nel 2006 la fusione con la banca di investimenti Merryl Linch gli porta in dote vari manager fra i quali il capo dell’attuale squadra italiana Andrea Viganò, già responsabile del Sud Europa. A fine 2013, in Italia gli asset in gestione da parte di BlackRock  valevano 52 miliardi di dollari con 8 miliardi raccolti nel corso dell’anno. Oggi i fondi esteri controllano il 38% di Piazza Affari, e il primo investitore estero, secondo in assoluto dietro lo Stato italiano, è la Roccia Nera che, attraverso 156 società, ha partecipazioni per 20 miliardi di euro, con un controvalore delle azioni italiane raddoppiato rispetto a un anno fa. Negli ultimi mesi la società ha aumentato le quote, in particolare nel settore bancario, in cui è presente con il 5% circa di Intesa Sanpaolo e Unicredit e il 6,8% del Banco Popolare>.

Ma torniamo a Mediapart, che segnala gli interventi europei di BlackRock già durante e dopo la crisi del 2008. In Irlanda, la banca centrale gli aveva chiesto di valutare lo stato di sei banche irlandesi, la Grecia, sotto pressione della Troika, si era rivolta alla società di Fink per dissequestrare i portafogli di prestiti di 18 banche (2011) poi ancora delle quattro maggiori (2013).

Anche l’Olanda aveva chiamato BlackRock per analizzare il portafoglio di ING, banca sull’orlo del fallimento, di cui il gigante Usa deteneva il 5%. Dijsselbloem, ministro delle finanze e allora presidente dell’Eurogruppo, si era giustificato. Sebbene, ironia, la banca centrale olandese da 2007 avesse assegnato proprio alla Roccia Nera la gestione dei fondi pensione dei suoi impiegati.

E a Bruxelles? Da una fonte interna all’Europarlamento si apprende che BlackRock organizza “giornate di informazione” per gli assistenti parlamentari scrive Attac54 raccontando Mediapart (nel 2018 ricordiamo). E fosse solo questo. Viene citata Daniela Gabor, docente di macroeconomia all’università di Bristol, che dal 2013 ha seguito i dibattiti sulla regolazione finanziaria quando il Commissario Michel Barnier prometteva di rinforzare le regole sul sistema finanziario (come oggi conta di fare Paolo Gentiloni equilibrando i sistemi fiscali e ridimensionando i paradisi, vedremo):

Ho capito che ad avere il potere non erano più le banche ma i gestori di attivi “, ha osservato Gabor, citata anche da Ellen Brown. Secondo la quale BlackRock riflette la rinuncia al welfare state da parte dello Stato. Il suo potere crescente si accompagna con i cambiamenti strutturali in corso, nella finanza ma anche nella natura dei contratti sociali fra i cittadini e lo Stato. E la BCE, che sollecita BlackRock come uditore delle banche, non ha alcun potere su quella società”.

<Il potere acquisito dalla Roccia nera sugli Stati è orizzontale, in quanto azionista di imprese a priori in concorrenza può spingere verso concentrazioni, specializzazioni, cessioni. Come accade già nella Chimica dove domina il settore con partecipazioni in tutti i grandi gruppi mondiali>.

Alle stesse conclusioni arrivava del resto nel 2018 l’articolo Blackrock – The Company That Owns the World del gruppo di ricerca multinazionale Investigate Europe, che rimandava poi a Mediapart.

In sintesi: <Minacce alla concorrenza attraverso il possesso di quote in società in competizione, offuscamento dei confini fra capitale privato e affari pubblici lavorando accanto ai regolatori, battaglie per la privatizzazione dei piani pensione così da canalizzare i risparmi nei suoi fondi>.  E sulle pressioni per riformare le pensioni europee insiste molto Le Monde Diplomatique .

La Roccia Nera consulente della BCE. Nel dicembre 2018 il Sole24Ore se ne usciva con la “rivelazione” dell’incarico a Black Rock da parte della Bce di eseguire gli stress test bancari. Una prassi non nuova, quella di esternalizzare tale compito per mancanza di tecnici qualificati. “Se ne accorge solo ora?”, commentava Startmag.it.

La notizia peraltro era stata pubblicata in ottobre da Don Qujones, pseudonimo di un analista economico su cose europee e non solo collaboratore del noto sito californiano Wolfstreet. Con considerazioni sui precedenti ben più interessanti.

<Nel 2014 la Bce ha assunto BlackRock Solutions come consulente su come implementare l’acquisto di titoli garantiti da attivi delle banche centrali europee. In altre parole – spiegava- prima di imbarcarsi in uno dei più vasti programmi di QE della storia, la Bce ha cercato i consigli del maggior gestore di asset, la società che più ha investito negli attivi che intendeva acquistare>.

La Bce era presieduta da Mario Draghi, che a gennaio 2015 lancerà l’atteso programma di Quantitative Easing da €60 miliardi.   

Nel 2016 la Roccia Nera viene di nuovo assunta dalla banca centrale europea, questa volta per condurre gli stress test. L’incarico del 2018 è un’estensione di quel contratto. Il costo, rivelato dalla stessa Bce dopo le pressioni tedesche, è relativamente basso: €8.2 milioni. <Ma l’importanza dell’incarico è nelle informazioni privilegiate che BlackRock si assicura su banche di molte delle quali, se non tutte, detiene pacchetti di azioni e in due terzi delle quali figura come consulente, aiutandole nelle verifiche>.

La società di Larry Fink esclude conflitti di interesse, e parla di una ’muraglia cinese’ tra le diverse branche della società stessa (dove peraltro per passare da un settore all’altro a un manager bastano solo due settimane di sospensione, scrive la Brown). Non tutti non tutti sono convinti . “Le dimensioni di BlackRock danno luogo a un potere di mercato che nessuno Stato è più in grado di controllare” aveva osservato il parlamentare tedesco Michael Theurer, membro dell’europarlamento dal 2009 al 2017, citato da Wolfstreet. Fosse solo un potere di mercato. La “piovra vampira”, vampire squid, definizione coniata a suo tempo da Matt Taibbi in un celebre pezzo su Goldman Sachs, è vista da alcuni come un vero e proprio “governo ombra”.

<Come Goldman Sachs, BlackRock sta estendendo i suoi tentacoli attraverso l’Europa e spende grandi somme in lobbying e nel catturare politici e funzionari come l’ex presidente della Swiss National Bank, la banca centrale svizzera, Phillip Hildebrand diventato vicepresidente con ruoli di primissimo piano nella società e l’ex capo del Tesoro britannico George Osborne>, racconta BloombergQuint.

A Jackson Hole, 2019. Non sorprende a questo punto la notizia data da Ellen Brown e riportata all’inizio di questo post, protagonista proprio Hildebrand.

<L’importanza e il peso politico di BlackRock sono apparsi evidenti quando quattro dei suoi manager esecutivi, capeggiati dall’ex capo della Swiss National Bank Phillip Hildebrand hanno presentato una proposta meeting annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole dell’agosto 2019>. Un incontro come sempre dalla natura dichiaratamente economica e politica.

<Essendo a conoscenza che i banchieri centrali non avevano più munizioni per controllare la fornitura di denaro e l’economia, BlackRock ha detto che era tempo che le banche centrali abbandonassero l’indipendenza a lungo vantata e affiancassero alla politica monetaria (compito usuale delle banche centrali) una politica fiscale (compito tradizionale dei legislatori)>. La crisi del Covid ha offerto l’opportunità perfetta, scrive Brown, che mette in relazione quanto sopra con il piano americano di salvataggio, gestito da BlackRock. Un approccio che appare limitato.

Un governo ombra globale? E’ infatti significativo che quella della Roccia Nera non fosse semplicemente una “proposta”. Bensì un vero e proprio Piano, molto articolato, presentato il 15 agosto, qualche giorno prima del simposio di Jackson Hole, come si può leggere sul suo sito, a cui rimandiamo. Un Piano globale, ambiziosamente intitolato Dealing with the next downturn, ovvero come affrontare la prossima fase discendente. Che appariva già ben chiara un anno fa. Covid o meno.

Il Piano è stato messo in pratica, come la stessa BlackRock spiega sul suo sito nell’Outlook dell’11 giugno 2020, compiacendosi del fatto che <in questi due mesi la politica macroeconomica ha visto niente di meno di una Rivoluzione>. Parola chiave su cui insiste anche più avanti. Policy revolution, Rivoluzione delle politiche, è del resto il titolo.

<La risposta politica odierna è di una scala completamente diversa da quella data nella crisi finanziaria del 2008. Non solo è stata più rapida e di una ampiezza ben superiore a quella di ogni altro momento storico, ma i cardini delle strutture della politica globale e dei mercati finanziari sono stati del tutto trasformati>, viene spiegato, anche con tabelle. Aggiungendo già nel sottotitolo che <Senza appropriate barriere di sicurezza e una strategia di uscita, vediamo una china scivolosa>.

BlackRock indica tre aspetti della rivoluzione. In estrema sintesi: *dare liquidità direttamente a famiglie e business * politiche monetarie e fiscali mescolate esplicitamente *sostegno alle imprese con condizioni stringenti, aprendo le porte a un intervento senza precedenti nel funzionamento dei mercati finanziari e di governance delle imprese. Seguono maggiori dettagli.

<Questa rivoluzione politica era inevitabile, data l’insufficienza delle politiche monetarie nel rispondere a una significativa, drammatica fase discendente> – dell’economia globale si presume.  Una discesa invero poco raccontata nelle cronache mediatiche, sempre propense all’ottimismo, e a presentare gli Stati Uniti, guardando essenzialmente a Wall Street, come un solido blocco economico, a dispetto di allarmi da parte degli economisti più avveduti. Le ricette di BlackRock sono rivolte anche all’Europa.

Conclusioni. Che il sistema sempre più globalizzato e intrecciato sia ormai gestito dalle banche centrali, con la Fed in primo piano e con un ruolo di guida, era da tempo evidente, così come il crescente peso di BlackRock come gestore di asset e consulente, dominante nell’ambito dei Big Three.

La novità sembra essere l’approdo della RocciaNera a pianificatore e controllore globale, con l’avvallo delle banche centrali stesse. Mentre il ruolo dei governi, e della stessa Ue, sembra scivolare quasi in secondo piano. A dispetto dei sovranisti, che se la prendono con falsi bersagli.

Un destino inesorabile e inevitabile, nel tentativo di puntellare la supremazia occidentale? Probabilmente sì.

Con buona pace degli analisti anche i più critici che si attardano ancora a puntare il dito sui conflitti di interessi, e della stessa Brown . Dopo aver sottolineato come le politiche pubbliche siano oggi condotte a favore del mercato azionario, considerato il barometro dell’economia sebbene abbia ben poco a che fare con l’economia reale e che BlackRock sia ormai nelle condizioni di controllare l’economia, e aver assodato, col citato Peter Ewart, che “oggi il sistema economico non è più il capitalismo classico ma un capitalismo monopolistico dove i confini fra Stato e oligarchia finanziaria sono virtualmente inesistenti”, da strenua fautrice del pubblico nell’economia e nelle stesse banche, Brown avanza una proposta utopica, o quanto meno irrealistica :

<Se tali oligarchi sono troppo grandi e strategicamente importanti per essere spezzati secondo le leggi antitrust, dovrebbero essere nazionalizzati e messi al servizio del pubblico. Quanto a BlackRock dovrebbe per lo meno essere regolato come un istituto Finanziario di importanza Sistemica (cosa che è finora riuscita ad evitare per sfuggire alle pur blande regole della legge Dodd-Frank, aggiungiamo). Meglio ancora regolarla come una utility pubblica. Quale amministrazione lo farà mai?

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Cinese o americano o…? Il giallo del coronavirus uscito da un laboratorio si allarga.

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Sul virus “fabbricato” o meglio, fuoriuscito da un laboratorio ora indagano i Five Eyes, le intelligence che fanno capo ai paesi anglofoni. E chissà che non saltino fuori sorprese interessanti, ancorché diverse dalle aspettative di Trump, disperatamente in caccia di capri espiatori per il disastro pandemico nel suo paese e ansioso guadagnare credito in vista del voto di novembre.

La Virus Connection appare infatti assai più ampia di quanto l’abbia descritta l’ottimo recente articolo di Alberto Negri.

Pipistrelli catturati e spediti qua e là per via aerea in Australia, virus che viaggiano da un continente all’altro dal Canada, legalmente o meno, ma anche negli US, ricercatori cinesi al lavoro in laboratori occidentali e laboratori cinesi con finanziamenti americani e francesi, virus vecchi e nuovi replicati e conservati per anni ovunque, manipolazioni e ingegnerizzazioni genetiche azzardate. E discusse, bloccate negli US dopo vari incidenti, e permesse di nuovo.

Vicende che vanno avanti da tempo, come ammmette infine una ricerca americana.

Dal 2002, quando nella provincia cinese del Guandong è comparso il virus della SARS, sindrome acuta respiratoria severa, un’epidemia con oltre 8000 casi e 774 vittime in 17 paesi ma quasi tutti tra Cina, Hong Kong e Singapore, si sono mobilitati ricercatori di Canada, Francia, Rotterdam, Usa  e naturalmente Cina. Soprattutto, la SARS ha lanciato ricerche a tutto campo sui coronavirus da pipistrelli, prima ignorate.

Tanto più dopo che nel 2014 spunta misteriosamente a Jedda un altro coronavirus, ancora più letale, il MERS-CoV, detto Sindrome respiratoria Mediorientale in quanto si è propagato soltanto in Medio Oriente (il che ha rafforzato le teorie complottiste su virus mirati geneticamente, cosa in teoria possibile, a quanto pare).

Intanto epidemie di virus influenzali zoonotiche si susseguono con effetti anche gravi, dall’H5N1 “aviaria”, nota da fine secolo, alla pandemia dell’H1N1 “suina” del 2009-2010, che produce milioni di infettati e decine di migliaia di morti, quasi tutti nel continente americano, oltre a valanghe di polemiche per i molti milioni spesi da molti Stati (Italia compresa) per vaccini inutili comprati su indicazione dell’OMS.

Progetti di studi e grandi Piani di Prevenzione con finanziamenti pubblici si infittiscono, insieme ad esperimenti di ingegneria genetica. In una gara spasmodica verso test diagnostici, farmaci e soprattutto vaccini, business miliardario. In primo luogo negli Usa a partire dal 2009. Ma anche altrove, e in Cina naturalmente, che oggi si vanta di essere in testa a una produzione vaccinale per il SARS-CoV2 con tre progetti molto avanzati.

INIZIO. Da Jedda a Winnipeg via Rotterdam, e poi in Cina. Chissà se le intelligence troveranno interessante la rocambolesca vicenda lanciata dal sito alternativo filo-Trump Zerohedge già il 26 gennaio 2020, pochi giorni dopo il lockdown di Wuhan, col titolo provocatorio “La Cina ha rubato un coronavirus dal Canada e l’ha armato?”.

Una storia ambigua, che ha però alcuni punti fermi, e comincia il 13 giugno del 2012. Quando da un paziente saudita 66enne ricoverato all’ospedale di Jedda con febbre e sintomi respiratori gravi, Mohammed Zaki, virologo egiziano noto per aver identificato il virus MERS, isola un coronavirus SARS sconosciuto. E contatta Ron Foucher, eminente virologo dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam per un consiglio. Foucher lo sequenzia usando un campione mandatogli da Zaki.   

Il virologo olandese è esperto del ramo. Fa esperimenti di ingegneria genetica sui virus e, raccontava il Corriere della sera nel 2011, <ha scoperto che bastano cinque variazioni genetiche per trasformare il virus dell’aviaria – H5N1- in un agente patogeno altamente contagioso, tale da poter uccidere metà della popolazione mondiale>.

Se /quali nuove manipolazioni vengono fatte all’Erasmus su quel nuovo coronavirus SARS non è dato sapere. Fatto sta che 4 maggio 2013 quel virus lo ritroviamo in Canada, acquisito da Frank Plummer, direttore scientifico del Laboratorio Nazionale di Microbiologia (NML) di Winnipeg. Dove il coronavirus viene replicato in quantità per ricerche su test diagnostici, e su quali animali sono più soggetti ad essere infettati. Cose sulle quali quel lab ha esperienza.

Plummer morirà misteriosamente nel febbraio 2020 in Kenia, dove collaborava con due università keniote sull’HIV, di questo virus era specialista e lavorava da tempo a un vaccino. (Di qui le ipotesi indiane sul SARS-Cov2 combinato con pezzi di HIV poi smentite dagli scienziati?)

La storia di Zerohedge continua raccontando il caso di un virus pericoloso finito in Cina dal Canada nel marzo 2019 e di come, a suo dire, l’indagine sia ancora in mano ad esperti di guerra batteriologica. Il NML di Winnipeg è l’unico lab di massimo livello di sicurezza (BSL4), uno dei pochissimi in Nord America (un altro è il laboratorio militare Usa di Fort Dietrick, Maryland , chiuso improvvisamente lo scorso agosto, su cui hanno ricamato alcuni post complottisti uno dei quali russo, smentiti da un altro sito altrettanto alternativo-complottista).

Si tratta sempre di quel coronavirus SARS-CoV o addirittura modificato, come insinua ZH? Contrabbandato da agenti cinesi o magari semplicemente trasferito per scopi di ricerca?

Al centro della scena c’è la dr. Xianguo Qio, scienziata laureata nell’Hubei e ma nel 1985 in Canada, dove è rimasta al NML, dal 2006 al lavoro sui virus più a rischio insieme al marito cinese pure lui. Responsabili del presunto ‘contrabbando’? Mah.  La dott Xianguo Qio, che in una foto si vede ritratta con colleghi, fra i quali uno di Harvard, tra il 2017 e il 2018 risulta essersi recata almeno cinque volte in Cina, proprio nel National Biosafety Laboratory dell’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV), BSL4 dal 2015. Sul quale oggi si è appuntata l’attenzione mediatica, dal momento che proprio in quella città è scoppiato il COVID-19.

L’ISTITUTO VIROLOGIA DI WUHAN (WIV) e LA FRANCIA. Fondato nel 1956 da due scienziati cinesi sotto l’egida dell’Accademia Cinese delle Scienze, come Istituto di Microbiologia, diventa WIV nel 1978. Ma il salto di qualità lo fa nel 2004, quando nell’ambito dei buoni rapporti fra Chirac e Hu Jintao, deciso dopo la SARS a dare impulso alla lotta contro le infezioni, progetta di trasformarlo in un laboratorio di massima sicurezza.

L’accordo viene firmato da Michel Barnier, allora ministro degli Esteri. Ma poi non succede nulla, e Sarkozy, annuncia l’inizio dei lavori solo nel 2010, quando sono già stati varati Piani e Progetti da parte degli Stati Uniti, ai quali US Sarko’ è certo più legato del suo predecessore. Il WIV avrà il suo laboratorio BSL-4 soltanto nel 2015 (costo $44 milioni) fra varie polemiche in Francia, sulle aziende francesi inadatte, i 55 ricercatori del lab di Lione previsti ma mai arrivati, i sospetti sulla Cina dei servizi francesi e americani – secondo Le Figaro e Challenges.fr. In Cina da tre anni c’è ormai Xi Jinping, forse più interessato a buoni rapporti con gli US.

E GLI SPECIALISTI DI PIPISTRELLI. Al WIV le intelligences indagheranno certo su Peng Zhou, che tra il 2011 e il 2014 ha speso ben tre anni  all’Australian Animal Health Laboratory di Victoria dove era stato spedito dalla Cina per completare il suo dottorato, preso al WIV. Lì svolge ricerche, dandosi da fare per trasportare pipistrelli vivi dal Queensland  ( o dalla Cina? azzardiamo) alla struttura di bio contenimento di quel lab di Victoria, dove sono stati vivisezionati e per studiare virus letali in ricerche finanziate dal CSIRO, agenzia governativa federale australiana responsabile della ricerca scientifica e dall’Accademia Cinese delle Scienze. Così racconta il Daily Telegraph australiano.

Diventato il massimo specialista nel sistema immunologico dei pipistrelli – “come mai quei mammiferi che sono i serbatoi naturali di coronavirus non si ammalano?” Si era chiesto, ancora studente di bio ingegneria, dopo aver contratto la SARS nel 2003 – Zhou ritorna a Wuhan e, con 30 pubblicazioni scientifiche anche su riviste internazionali, diventa capo del  Bat Virus Infection and Immunization Group al National Biosafety Lab del WIV.

 “C’è quest’uomo dietro la pandemia globale di coronavirus?” Titolava di nuovo Zerohedge il 29 gennaio, insinuando dubbi su di lui senza uno straccio di prova, l’articolo corredato da una foto schifosissima dell’ormai famigerato mercato Huanan di pesci e animali selvatici vivi, chiuso dal 1 gennaio, dal quale si ipotizzava fosse originato il nuovo virus . Un post che a ZH è costato la sospensione da Twitter, previa denuncia di Buzzfeed  – sito sospetto che in pieno Russiagate aveva pubblicato il famigerato dossier fake di Christopher Steel: un segnale del mescolarsi di notizie, provocazioni e perduranti conflitti fra pezzi di intelligence.

La Bat Woman. Indagano certo i Five Eyes sulla dottoressa Shi Zheng-Li, che nel medesimo WIV dirige il Center for Emerging Infectious Diseases. Con lei Peng Zhou collabora attivamente da anni, anche nella ricerca di pipistrelli “ferro di cavallo” (horseshoe bats) nelle grotte dello Yunnan e del Guanxi, le regioni del sudest della Cina dove si trovano queste specie portatrici di coronavirus simil-SARS, come hanno scoperto.

Shi Zheng-Li, 55 anni, è la maggiore esperta al mondo di coronavirus & pipistrelli, nella sua carriera oltre a importanti articoli ha messo insieme una banca ragguardevole di dati, virus e campioni fecali ragguardevole, tanto da essere soprannominata Bat Woman, o la Signora dei pipistrelli, nel più gentile appellativo di Negri. Dottorato a Montpellier nel 2000, dove ha speso qualche anno, la Francia l’ha in seguito onorata del titolo di Chevalier de l’Ordre del Palmes academiques. Non sappiamo se per ricerche comuni.

Anche Shi Zheng-Li comunque usa muoversi fuori dalla Cina.

Dal 22 febbraio al 21 maggio del 2006 per esempio era in Australia, è sempre il Telegraph a raccontare. E poi chissà. Fatto sta che nel 2019 la dottoressa diventerà membro dell’American Academy of Microbiology. E’ormai la beniamina della ricerca USA sui coronavirus. Come dimostra il lungo articolo divulgativo che le ha da poco dedicato Scientific American, con molte foto (qui in italiano) elogiando le sue qualità e capacità. Indubbie.

Dimenticando tuttavia di citare non solo il suo soggiorno in Australia. Ma altre ricerche e, soprattutto, un passaggio delicato e molto controverso: la creazione di un virus chimera, un coronavirus nuovo frutto di ingegneria genetica. Un esperimento condotto nel 2014 insieme a un team internazionale, la cui premessa è però un’altra importante ricerca longitudinale che si snoda negli anni precedenti. E dopo ancora.  

Il percorso scientifico di Shi. Dopo aver scoperto per prima già nel 2005 che il coronavirus della SARS veniva da un pipistrello (Science e Journal of General Virology 2005), la dottoressa Zheng-Li era andata in caccia di pipistrelli portatori di quel virus setacciando grotte e villaggi nelle regioni del sud est della Cina, Yunnan e Guanxi, da sola e insieme a Peng Zhou. Finalmente ne trovano una dozzina con anticorpi di virus SARS: sono pipistrelli di un tipo particolare, “a ferro di cavallo” (horseshoebat), che diventeranno centrali nelle successive ricerche. 

Dal 2011 al 2012 Zhang-Li conduce quindi una ricerca longitudinale su diversi coronavirus simil-Sars raccolti in 117 campioni fecali in una colonia di pipistrelli a Kunmig, Yunnan, un villaggio dove diversi minatori si erano infettati da un fungo cresciuto su guano di pipistrello.

Alla fine da quei pipistrelli “ferro di cavallo” identifica e sequenzia due coronavirus, i più vicini mai trovati al SARS-Cov, il virus della SARS: al 99,9%, con altre caratteristiche uguali. E inoltre da un campione fecale isola un primo virus vivo simil-SARS, praticamente identico al SARS-CoV (99,9%, con altre caratteristiche uguali).

Risultati che provano con grande forza: 1. che i pipistrelli cinesi horseshoe sono i serbatoi naturali dei coronavirus SARS (che sono più d’uno); e 2. Che ospiti intermedi possono non essere necessari per infettare gli uomini, come di solito non succede con i Coronavirus.

C’è il condizionale: il contagio diretto è ancora una possibilità.

La ricerca successiva, quella più controversa, prosegue su quella linea. Partendo dalla mera possibilità di una trasmissione diretta dal virus nel pipistrello horseshoe all’uomo, produce il virus chimera inserendo la proteina di quel coronavirus nel genoma di un virus adattato a crescere nei topi . E dimostra che quel coronavirus è veramente in grado di infettare cellule umane in vitro.

Suggerendo che virus in circolazione in certi pipistrelli in Cina sono potenzialmente capaci di infettare l’uomo. Anche senza mutare e passare da un altro animale, come si credeva necessario.

<Quel virus ibrido ci ha permesso di valutare la capacità della nuova proteina spike di causare infezioni indipendentemente da altre mutazioni adattive nel suo ‘ospite’ naturale> spiegherà, in difesa, Ralph Baric, dell’University of North Carolina, nel dibattito che ne è seguito, rilanciato quest’anno quando di quella ricerca si è ricominciato a discutere a fine febbraio, quando narrazioni mediatiche ipotizzavano la natura artificiale, manmade del virus portatore del COVID-19, smentite con forza su Lancet da un pool di scienziati.

Alla Cina veniva addirittura imputato di aver prodotto una bio-arma e di essersi lasciata sfuggire quel virus, che veniva fatto coincidere con quello odierno che causa il COVID-19. Ipotesi che arrivate pure in Italia, via Business Insider e riprese più tardi via Rai Tgr Leonardo (cavalcate persino da Salvini per dare addosso alla Cina, e magari farsi bello con Trump)

L’ipotesi viene smentita recisamente dai ricercatori in quanto il virus odierno NON è quello ingegnerizzato di quella ricerca. <Se quel virus chimerico fosse sfuggito dal laboratorio, la sua sequenza dovrebbe essere identica o per lo meno simile al coronavirus del COVID-19 > ha spiegato Antonio Lanzavecchia, immunologo italiano a Zurigo. Intervistato dal Manifesto dopo le polemiche sul Tgr. Resta il fatto che, come vedremo, ingegnerizzazioni del genere sono ad alto rischio per la popolazione, dovessero quei virus saltar fuori da qualche parte per errore.

Ma cosa c’entrano Baric e Lanzavecchia? C’entrano eccome, in quanto non si tratta affatto di ricerche cinesi, quanto meno non soltanto cinesi.

PROGRAMMI e FINANZIAMENTI USA. La prima ricerca appare su Nature, 30 ottobre 2013, firmata da Shi Zheng-Li insieme a Peter Doszak, zoologo americano esperto in malattie infettive degli animali, ma soprattutto presidente dell’EcoHealth Alliance, “organizzazione di ricerca globale” no profit di New York dal nome tranquillizzante, oltre a un altro scienziato dell’Animal Health Institute di Victoria, Australia e vari altri.

Alla seconda prende parte la solita Shi Zheng-Li (Laboratory of Special Pathogens and Biosafety, Wuhan Institute of Virology, Chinese Academy of Sciences, Wuhan, China, si legge). Ma il coordinatore, è Ralph Baric, del Department of Epidemiology, University of North Carolina, Chapel Hill, con vari ricercatori della stessa università americana, un altro della Harvard Medical School, oltre all’italiano Lanzavecchia, del Bellinzona Institute of Microbiology di Zurigo, come elenca Nature, 9 novembre 2015 .

Nessuno dei due studi può dunque dirsi cinese. Sebbene cinesi siano sicuramente i virus e i pipistrelli, compresi i campioni fecali, che il Wuhan Institute of Virology conserva con cura, specie da quando il suo laboratorio nel 2015 è diventato BLS 4.

Ma dove si sono svolte le ricerche, in particolare quella del virus chimera? In un laboratorio americano o cinese? A Wuhan o in North Carolina, o nel laboratorio della FDA (Food and Drug Administration, che fra l’altro licenzia i nuovi farmaci) in Arkansas, come insinua un sito ‘alternativo’?  Da Nature non risulta nulla.

Quel che è certo è che anche la ricerca in questione ha avuto finanziamenti statunitensi, come precisa un “Addendum” di Nature Medicine del 20 novembre 2015 che accenna a una dimenticanza precedente e cita: “USAID-EPT-PREDICT funding from EcoHealth Alliance”.

Decrittiamo: PREDICT è uno dei quattro progetti dell’Emerging Pandemc Threat (EPT), vasto programma dell’USAID – United States Agency for International Developement (collegato alla CIA, secondo alcuni), in partnership con l’Eco Health Alliance l’organizzazione caritatevole globale finanziata al 91% da grants governativi presieduta da  Peter Deszak, quello della ricerca del 2012-13, vedi sopra.

Un programma vasto, globale e ambizioso lanciato già nel 2009 – amministrazione Obama, in continuità con un altro del 2005 varato dopo l’influenza aviaria H5N1, che seguiva la SARS. Con lo scopo di prevenire pandemie virali, individuando in anticipo nuove infezioni e preparando risposte. Finanziato ogni 5 anni, dal 2019 al 2019 ($200 milioni) ha raccolto 145.000 campioni animali e umani scoperto 931 nuovi virus e analizzato 218 conosciuti, addestrato 6000 persone in 30 paesi-si legge sul sito. Un ombrello dietro il quale c’è di tutto. Comprese le ricerche finanziate da istituti o centri che fanno capo al NIH, il National Institute of Health  americano che comprende vari centri.

Fra i quali spicca il NIAID- National Institute of Allergy and Infectious Deseases diretto da Antony Fauci fin dal 1984, in continuità con tutti presidenti da Ronald Reagan in poi. Immunologo distintosi per il suo lavoro su HIV/AIDS nel 1990, Fauci è membro del Consiglio che supervisiona il Global Vaccine Action Plan lanciato nel 2010 dalla Gates Foundation, la fondazione di Bill e Melinda Gates, nonché il Decennio di Collaborazione sui Vaccini della stessa fondazione.

E’ con il sostegno del NIAID che passa il finanziamento del NIH di $3.7 milioni all’Istituto di Virologia di Wuhan per le ricerche sul coronavirus. La seconda fase, dal 2019, per altri 5 anni, ne prevedeva altri $3.7 milioni. E tralasciamo un altro importante studio della dr. Zheng-Li con Peter Deszack e altri ricercatori cinesi, apparso nel 2017 su Journals.plos.org

Finché Trump non blocca il tutto nel marzo 2020. Proprio mentre un funzionario dell’amministrazione chiede alla Cina di poter <lavorare direttamente con laboratori di Wuhan con ricerche sul nuovo coronavirus, per salvare vite globalmente>, racconta Reuters.

LA MORATORIA USA SULLE RICERCHE A RISCHIO. E GLI INCIDENTI. Nel frattempo era successo qualcosa di importante. Nell’ottobre 2014, l’amministrazione Obama aveva <sospeso temporaneamente nuove ricerche che rendono certi virus più letali o più trasmissibili> chiedendo espressamente ai ricercatori di valutare il rapporto rischi/benefici di ricerche spinte e su virus manipolati in laboratorio di influenza, SARS e MERS. Vedi Nature, che ne discute, dopo aver dato la notizia .

Con la moratoria vengono stoppati 21 progetti, chiusi due laboratori del CDC (il centro USA per il controllo e la prevenzione delle malattie), fermata la spedizione di campioni biologici.

La ricerca di Baric & Zheng Li, è in corso, rientra fra quelle e l’anno dopo susciterà infatti un mucchio di critiche, come dal successivo articolo di Nature rilanciato oggi.

Sotto accusa è il cosiddetto metodo “Gain of Function” (GOF), in sostanza gli esperimenti di ingegneria genetica volti ad accrescere la trasmissibilità e la virulenza del patogeno: <per capirne meglio caratteristiche, debolezze e potenzialità, così da riuscire a identificare i bersagli di nuovi farmaci antivirali per prevenire infezioni nei soggetti a rischio o trattarle meglio>, li difendeva il dr Fauci già nel 2011, quando questo dibattito è cominciato.

Ma ben 200 scienziati si opponevano, sottolineando i rischi di bio-sicurezza di queste ricerche, in grado di provocare vere e proprie pandemie in caso di incidenti, ricorda oggi Newsweeek in un articolo durissimo dal titolo significativo: Dr Fauci backed controversial Wuhan Lab.

E di incidenti ce ne sono stati eccome negli USA, culminati in quell’anno 2014 in cui Obama decide lo stop, informa Sciencemag.org , citato da Asiatimes qui. La chiusura dei due laboratori federali del CDC e l’alt ai trasferimenti avviene dopo l’accidentale invio di virus dell’antrace e la scoperta di sei fiale contenenti vaiolo dimenticati, scoperte in un magazzino refrigerato in un lab della Federal Drug Administration e del NIH a Bethesda, Maryland.  

In un altro incidente un pericoloso ceppo di influenza era stato accidentalmente inviato da un laboratorio all’altro: magari è proprio il virus ingegnerizzato da quello H5N1 dell’influenza aviaria che si diffonde per via aerea nei furetti di cui scrive Nature nel dare la notizia della moratoria. 

Un laboratorio CDC dove si studiano i virus influenzali a metà marzo 2014 ha spedito un ceppo poco patogeno di H9N2 a un laboratorio del Dipartimento dell’Agricoltura che studia il pollame. Salvo scoprire poi che era contaminato con il ceppo H5N1 dell’aviaria, molto più virulenta e capace di infettare anche gli uomini.

Si citano poi gli esperimenti di Yoshiro Kawaoka dell’Università del Wisconsin, a Madison, sulla trasmissione aerea tra mammiferi di un virus che combina l’H1N1 con geni simili al ceppo dell’influenza Spagnola.

Per dire l’andazzo degli esperimenti ad alto rischio, compiuti a volte a mero scopo dimostrativo. Come la ricostruzione in laboratorio del virus del vaiolo ormai scomparso (ma conservato negli US e in Russia) : finanziata non da fondi federali ma da una azienda farmaceutica di New York con soli $100mila, viene però condotta nel 2017, in Canada, da un virologo dell’Università di Alberta, David Evans, incollando come in un puzzle frammenti di DNA comprati su Internet, dove viene poi divulgata. Segue polemica.

E che dire dei dubbi avanzati nell’ormai lontano nel 2009 sul virus dell’influenza suina H1N1, quello della pandemia proclamata anzi tempo dall’OMS e dei milioni di vaccini fatti comprare – inutilmente – ai governi mezzo mondo, Italia compresa? Secondo tre ricercatori australiani potrebbe essere stato un prodotto artificiale, magari solo frutto di un “errore” di laboratorio. All’esame genetico, quel virus secondo loro risultava infatti prodotto da tre linee virali suine diverse, apparsi in tre diversi continenti e in anni diversi.

RICERCHE OUTSOURCED? Dopo la messa al bando delle ricerche su virus potenzialmente pandemici, Fauci decide di esternalizzare gli studi più rischiosi sui coronavirus nell’istituto di virologia di Wuhan al quale vengono garantiti finanziamenti. Ne parla Asiatimes ma pure Newsweek. E non si tratta solo della ricerca di Baric & Zheng Li, e della successiva del 2017 della stessa BatWoman con altri.

Altri studi vengono compiuti, come quello dell’aprile 2018 che identifica un nuovo coronavirus che fa strage di suini in Cina, collaborazione fra WIV, EcohealthAlliance, Duke-NUS Medical School e altri, finanziamento arrivato dal NIAID di Fauci.

Si spiega allora come mai nel gennaio 2018 l’ambasciatore Usa in Cina invii due cables allarmati a Washington, per i livelli di sicurezza a suo dire scarsi nel laboratorio del WIV di Wuhan dove avrebbe fatto compiere un’ispezione, come ha “rivelato” in aprile il Washington Post con grande pompa. Notizia inspiegabile senza conoscere il contesto.   

Nel dicembre 2017amministrazione Trump– la moratoria era stata infatti sospesa, sia pure con nuove regole: i progetti pericolosi possono riprendere dopo che un panel di esperti avesse valutato se i rischi sono giustificati. Ma le valutazioni restano segrete. E dopo che Science scopre il via libera dato a due progetti su virus dell’influenza usando i famigerati metodi GOF, scienziati contrari denunciano con violenza queste ricerche in un editoriale sul Washington Post

Successive ricerche erano previste dal 2019 sui coronavirus- continua Newsweek –  con esperimenti ingegneristici in vitro e in vivo e analisi dei recettori umani ACE2,  per predire le potenzialità di spillover, ovvero la capacità di quei virus di saltare direttamente dagli animali agli uomini.

Finché Trump non blocca quella nuova tranche di progetti e finanziamenti federali. E, nel tentativo di considerare la Cina responsabile della pandemia Covid-19, sulla scia di analoghe richieste da parte di alcuni Stati americani si spinge a minacciare cause legali alla Cina da parte degli Stati Uniti con richieste di rimborsi miliardari.

E tuttavia, osserva AsiaTimes, non è chiaro quali ramificazioni legali vi potrebbero essere se il virus che ha causato la pandemia attuale fosse sì uscito da un laboratorio Cinese, ma come esito di un progetto di ricerca esternalizzato e finanziato dal governo americano.

Di più. Dei ceppi di coronavirus non potrebbero invece provenire da laboratori americani, dal momento che la moratoria sulle ricerche GOF è stata sospesa dalla fine del 2017 e che da allora le ricerche su quei virus di a rischio pandemico sono poi andati avanti negli stessi US ?

L’accusa in ballo non è la creazione artificiale del SARS-CoV2  ma la fuoriuscita del virus da un laboratorio, per un errore umano.  Un incidente.

Eventualità che per quanto riguarda il WIV viene negata recisamente da Shi Zheng-Li, tanto più dopo aver controllato uno a uno tutti i campioni di virus conservati nelle sue banche virali, nessuno dei quali coincide o è compatibile con il SARS-CoV2, afferma.

IL SECONDO LAB DI WUHAN. Ma a Wuhan non c’è solo quel laboratorio. E chissà se le intelligence indagheranno anche su quello del Wuhan Center for Disease Control & Prevention, il CDC di Wuhan. L’ipotesi che il virus del COVID-19 possa essere fuoriuscito da lì, in alternativa al WIV, era stata avanzata da due ricercatori cinesi già a febbraio, ripresa da Zerohedge e circolata in UK e pure in Italia, ben raccontata da Wired:

Botao Xiao, della South China University of Technology di Guangzhou, e Lei Xiao della Wuhan University of Science and Technology ne avevano parlato in un breve report pubblicato in pre-print.

Osservavano: 1. che il SARS-CoV-2 è geneticamente identico tra l’89 al 96% a quello scoperto nei pipistrelli horseshoebat che abitano in province – Yunnan e Zhejiang – distanti ben 900 km da Wuhan, dove pipistrelli non se ne vendono né se ne consumano. Potrebbe essere arrivato a infettare gli umani dopo essere passato, mutando, attraverso qualche altro animale – come affermano vari scienziati, animali finiti magari su banchi del famigerato mercato Huanan di animali vivi, che però secondo altre ricerche non sarebbe all’origine del virus. Ai due ricercatori non pare probabile.

 2. Nel lab CDC di Wuhan, che sorge ad appena 280 metri dal mercato, i due ricercatori hanno accertato l’utilizzo proprio di quel tipo di pipistrelli. Una ricerca in particolare ne avrebbe coinvolti circa 150 , catturati nella provincia di Zhejiang, sui quali sarebbero state effettuate operazioni chirurgiche e biopsie e i cui prodotti di scarto, se smaltiti in modo sub-ottimale, rappresenterebbero una possibile fonte di infezione situata ad appena pochi passi dall’ epicentro dell’epidemia. Quel laboratorio, a differenza del WIV, ha un livello di sicurezza BLS2, non 4 come afferma il professor Pregliasco su Wired.

Aggiungiamo tre coincidenze significative: il report dei due ricercatori è poi scomparso (anche se ancora reperibile) e uno dei due si poi tirato indietro; anche la dr: Zheng-Li si era meravigliata che il nuovo coronavirus fosse apparso proprio a Wuhan; il CDC di Wuhan appare il responsabile dei ritardi nella comunicazione al Centro di Pechino dello strano virus, non ancora identificato ma che sembrava causare quelle nuove gravi infezioni polmonari osservate e segnalate da diversi medici locali, in primis l’oftalmologo Li Wenliang che, inizialmente screditato, alla fine ne morirà diventando un eroe in Cina e fuori. Tanto che Xi Jinping ne azzererà i vertici.  

Come dire che, se proprio si vuole puntare su un errore della Cina, bisognerebbe guardare lì? Chissà.

Un articolo di Kristian Andersen  (Scripps Research Institute, La Jolla, California) e altri americani, apparso il 17 marzo su Nature-Medicine, pretende di dire l’ultima parola sulle origini del SARS-CoV-2.

<Ricerche di base che comportano il passaggio di coronavirus di pipistrelli simili ai SARS-CoV in culture e/o modelli animali sono andate avanti per molti anni in laboratori di livelli di sicurezza 2 in giro per il mondo – afferma citando proprio la ricerca di Zhen-Li e Derszak del 2013 – e ci sono documentati esempi di fughe da laboratori di virus SARS-CoV. Dobbiamo quindi esaminare la possibilità di una fuoriuscita inavvertita del SARS-CoV-2 >.

Una ammissione molto grave, appena sminuita dal giudizio successivo:

<Sebbene le evidenze mostrino che il SARS-CoV2 non è un virus manipolato di proposito, è attualmente impossibile provare o negare le altre teorie descritte sulle sue origini>. Servono altri studi.

Le intelligence hanno insomma materia su cui indagare. E torniamo in testa al post: la Virus Connection è davvero grande.

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“Documenti contraffatti, rapidi e sicuri”. Li offre un sito, incredibilmente.

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“Vuoi un passaporto legalmente registrato, una patente, una carta d’identità, un visto, un documento di qualsiasi genere? Abbiamo tecnici con esperienza decennale, e vantiamo più di 20.000 nostri documenti in circolazione. Lavoriamo con funzionari governativi di molti paesi….”. Così esordisce uno dei commenti ricevuti da Underblog.it, peraltro ancora in costruzione, rinviando al sito harveyexpressdocuments.com. Come se fornire documenti falsi, sia pure “legali”grazie alla complicità di apparati istituzionali, fosse una cosa normalissima. Clienti privilegiati, a loro dire, coloro che “hanno urgente bisogno di documenti di viaggio o nuove identità”, migranti par di capire ma pure criminali e persino evasori o truffatori che possono ottenere false fatture.

Chi siamo? “Siamo una società di consulenza globale, un gruppo di persone esperte in tecnologie dell’informazione. Forniamo ai nostri clienti documenti di ogni genere. Possiamo garantire loro nuove identità così da renderli in grado di di cominciare una nuova vita in un paese migliore“. Le nostre macchine e stampanti della più alta qualità sono in grado di stampare ogni documento nei dettagli con facilità e di renderlo esattamente uguale a uno originale, legale. Fosse pure una securuty card o una credit card.

Precisazioni anche sui documenti forniti: passaport, registrati o men, per i nostri clienti in Europa e America; Visa , Green Card (ambita negli Usa, consente anche di lavorare); certificati IELTS (che attestano la padronanza dell’inglese) “senza aver dato l’esame e senza un alto livello di istruzione”, viene precisato; documenti di cittadinanza; e fatture: “l’alta qualità dei nostri servizi comprende fatture per conti in euro, dollari e sterline”. Il tutto illustrato dalll’immagine di un giovane in camicia bianca e cravatta che sfodera un rassicurante sorriso.

Il sito offre altri dettagli. “Lavoriamo in stretta collaborazione con alti funzionari della maggio parte dei paesi e questo ci dà credibiltà, potendo registrare tutti i tuoi documenti nel database del tuo paese”, viene spiegato, sempre in un inglese talvolta approssimativo. “Procuriamo documenti realmente registrati o non registrati. Lo facciamo per coloro che hanno urgente bisogno di documenti di viaggio o nuove identità. Seguono un indirizzo email a cui rivolgersi e due numeri di telefono whatsapp i cui prefissi, abbiamo verificato, fanno capo all’Azerbajan e al Camerun.

Quanto ai pagamenti “si paga da tutto il mondo con bonifici banca su banca, Western Union, Moneygram World Remit (i trasferimenti di fondi più usati dagli immigrati) e in Ria Money Transfer – una consociata di Euronet world wide inc (società basata in California che negli ultimi anni ha aperto una rete capillare di ATM anche in Italia) specializzata in rimesse di denaro che ha una rete di agenti e negozi di proprietà in Nord Africa, America Latina, Europa, Asia Pacifico, Africa e online. I documenti arrivano al richiedente via EMS, DHL, FEDEX (servizi postali privati che giungono perfino in Cina, in particolare EMS). Una vera e propria industria del falso.

Ce n’è a sufficienza per chiedersi: se non è una facciata che millanta servizi a scopo di intascare i pagamenti, organizzazioni del genere gettano una luce inquietante sullo stesso concetto di “legalità”, cardine delle nazioni “liberali”, nel suo significato più vasto. Come possono operare alla luce del sole (del web) senza che forze dell’ordine e magistratura se ne occupino?

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Hiroshima, le menzogne e il falso mito. Fu un atto politico verso l’URSS, l’inizio della Guerra Fredda.

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“Il mondo rileverà che la prima bomba atomica è stata lanciata su Hiroshima, una base militare. Perché desideravamo evitare per quanto possibile in questo primo attacco, di uccidere dei civili”. Così il presidente Harry S. Truman in un discorso radiofonico alla nazione il 9 agosto 1945. Nello stesso giorno in cui il presidente si rivolgeva agli americani gli Usa lanciavano la seconda bomba nucleare. Hiroshima era stata colpita e annientata solo tre giorni prima: 70-80.000 vittime immediate, saranno 200.000 alla fine del 1945, quasi tutti civili.

Hiroshima non era affatto una base militare come voleva far credere il presidente americano per giustificare quella che non era stata nemmeno una decisione obbligata per indurre il Giappone ad arrendersi e por fine alla seconda Guerra Mondiale salvando migliaia di soldati americani – come da narrazione ufficiale: un mito costruito a tavolino per nascondere la verità: il Giappone era già sconfitto e stava per arrendersi. Gli alti gradi militari erano in gran maggioranza contrari alla bomba, come del resto gli scienziati.

E allora? Secondo la storiografia recente l’atomica dagli effetti consapevolmente dirompenti fu una scelta tutta politica, volta a dimostrare all’Unione Sovietica la supremazia americana e segnò l’inizio della Guerra Fredda, della corsa agli armamenti, della Russia “nemica”. E di una strategia della “deterrenza” che ha condotto il mondo a dotarsi di 18.000 testate atomiche attive possedute oggi da 9 paesi, 4 dei quali non aderenti nemmeno al Trattato di Non Proliferazione del 1970 (India, Pakistan, Israele e Corea del Nord che si sono aggiunti a Usa, Russia, Francia, UK, Cina).

Nel 1985 le testate attive erano addirittura 65.000.Lo raccontano vari post rilanciati per il 73° anniversario di quelle orrende stragi, occasione in cui ogni anno i media ripropongono la narrazione ‘patriottica’ delle due bombe lanciate sul Giappone per indurlo ad arrendersi, causando la fine della guerra e salvando le vite di centinaia di migliaia di soldati americani che non hanno più dovuto invadere le isole nipponiche.

Una scusa tirata fuori a caldo per giustificare la decisione inaudita, poi cuore del mito costruito ad arte per avvalorare quella scelta e i suoi obiettivi politici, che perdureranno nel tempo. Fino a oggi.La menzogna sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein insomma non è certo stata la prima e non sarà l’ultima, fabbricata a tavolino per giustificare decisioni già prese per motivi politici pubblicamente inconfessabili. Compresi i tanti “interventi umanitari” e le “sollevazioni popolari” alimentate nei tentativi di regime change.

LE PAROLE DI TRUMAN. Sono state recuperate da Global Research che ne fornisce anche il link audio: (Listen to Audio of Truman’s speech, Hiroshima audio video)“ Abbiamo scoperto la più terribile bomba della storia del mondo. Potrebbe provocare la distruzione totale profetizzata nella valle dell’Eufrate nell’era dopo Noè e la sua arca… Quest’arma deve essere usata contro il Giappone … La useremo così che militari e soldati e marinai siano il bersaglio e non le donne e i bambini. Anche i Giapponesi sono barbari, spietati, crudeli e fanatici, e noi in quanto leader del mondo per il bene comune non possiamo lanciare questa terribile bomba sulla vecchia capitale [tra i bersagli considerati c’era anche Kyoto]o su quella nuova ….Il bersaglio sarà puramente militare … Sembra essere la cosa più tremenda mai scoperta, ma può diventare la più utile”.

“Stava mentendo a sé stesso o era stupido o ignorante? – chiede il post di Global Research. https://www.globalresearch.ca/hiroshima-a-military-base-according-to-president-harry-truman-2/5602782 . Chiunque negli alti ranghi militari sapeva che Hiroshima era un’area urbana densamente popolata con circa 300.000 abitanti (1945)”.

“Ma quell’attacco è solo un avviso – proseguiva Truman. Se il Giappone non si arrende, altre bombe verranno lanciate sulle sue industrie belliche e sfortunatamente, migliaia di civili verranno colpiti. I civili giapponesi lascino le loro città industriali immediatamente e si salvino dalla distruzione. Sono consapevole del tragico significato della bomba atomica…La sua produzione è stata intrapresa da questo governo . Eravamo a conoscenza che i nostri nemici erano sulla stessa strada. Oggi sappiamo quanto erano vicini a realizzarla, ma già allora eravamo consapevoli che disastro sarebbe stato per questa nazione, per tutte le nazioni che amano la pace e per tutte le civiltà, se avessero centrato per primi l’obiettivo. Ecco perché ci sentivamo impegnati a intraprendere il lavoro incerto e costoso della sua scoperta e produzione.

“Abbiamo vinto la corsa e l’abbiamo realizzata prima della Germania. “E avendo la bomba l’abbiamo utilizzata, contro quelli che ci hanno attaccati a sorpresa a Pearl Harbor, contro quelli che hanno affamato, picchiato e ucciso i prigionieri di guerra americani, che hanno abbandonato ogni pretesa di obbedienza alle leggi internazionali. L’abbiamo usata per accorciare l’agonia della guerra e salvare tante vite”.

Una retorica nobile quanto ipocrita, come vedremo. Tanto più se si dà retta alle teorie complottiste ma ben documentate, secondo le quali la stessa Pearl Harbor nel 1941 fu un clamoroso false flag, decisivo per indurre gli USA a entrare in guerra.

CONTRARI I MILITARI. Lanciare la bomba per far finire la II guerra Mondiale? La maggior parte degli alti ufficiali americani la pensava in altro modo, racconta il Washington’s Blog in un lungo post con molte citazioni. Per lo più tratte dal rapporto del luglio ’46 dell’U.S. Strategic Bombing Survey Group istituito da Truman per studiare gli attacchi aerei sul Giappone. Ne prendiamo alcune.

“In base a indagini dettagliate dei fatti e a testimonianze dei leader nipponici sopravvissuti, è opinione dei ricercatori che sicuramente entro il Dicembre 1945 e molto probabilmente entro il 1 Novembre ’45 il Giappone si sarebbe arreso anche se le bombe atomiche non fossero state lanciate, anche se la Russia fosse entrata in quella guerra, e anche se una invasione fosse stata pianificata o contemplata”.

Il generale Dwinght Eisenhower – allora Comandante Supremo delle Forze Alleate, al quale si deve la maggior parte dei piani dell’America per l’Europa e il Giappone nella II Guerra Mondiale, disse: “I Giapponesi erano pronti ad arrendersi e non era necessario colpirli con quella cosa infame” (link ). … Eisenhower racconta di essere stato informato dal segretario alla Guerra Stimpson – venuto a trovarlo in Germania – sul successo dei test in New Mexico e dei piani segreti per utilizzare la bomba, aspettandosi un suo vigoroso assenso. Che non ci fu.

Al contrario: Eisenhower era certo della completa inutilità della bomba, primo, perché il Giappone era già sconfitto e secondo perché il paese avrebbe dovuto evitare di scioccare il mondo con un’arma micidiale il cui uso, era convinto, non serviva affatto a risparmiare vite americane.Non era il solo ad avversare l’iniziativa.

L’elenco degli alti gradi militari contrari all’uso della bomba – convinti della sua inutilità da un punto di vista strategico, e tanto più ostili dal lancio in aree molto popolate al punto da esserne moralmente offesi – è lungo, come riferisce il W Blog. Ma la loro opinione si manifestò per lo più dopo. A quanto pare neppure gli alti ufficiali erano al corrente di quel che stava maturando. Persino il generale Douglas MacArthur, comandante supremo per il Giappone, avrebbe ignorato lo stato di avanzamento dei piani sull’atomica fino all’ultimo.

L’ordine venne direttamente da Washington e il Dipartimento della Guerra lo notificò a Mac Arthur solo cinque giorni prima del lancio su Hiroshima. Ad essere a conoscenza dei piani erano di sicuro Eisenhower, come abbiamo visto, e l’Ammiraglio William Leahy – il più alto in grado tra i militari tra il 1942 fino alla pensione nel 1049, capo di fatto del Joint Chiefs of Staff che fu al centro di tutte le decisioni militari del II Conflitto mondiale.

Entrambi si spesero col Presidente per indurlo a soprassedere, ha raccontato Gar Alperovitz nel suo libro The Decision to Use the Bomb che non si limita a spiegare le vere ragioni per cui l’atomica fu fatta esplodere ma anche il perché del mito. Qui una sintesi https://www.lewrockwell.com/2006/08/john-v-denson/the-hiroshima-myth/ .

L’Ammiraglio Leahy, probabilmente la persona più vicina a Truman dal punto di vista militare, deplorò l’uso della bomba (definita un’arma ‘barbara’), consigliò fortemente il Presidente a non utilizzarla e lo invitò invece a rivedere la politica della resa incondizionata, permettendo così al Giappone di arrendersi mantenendo sul trono il suo Imperatore. Una clausola decisiva.

Da parte sua Eisenhower – il futuro presidente americano che alla fine del suo secondo mandato non esiterà a mettere in guardia i concittadini sui rischi insiti nel crescente potere di quel che definì ‘apparato militar-industriale’- intorno al 20 luglio 1945 in un incontro col presidente Truman fece pressione affinché non facesse ricorso alla bomba. Non era necessario colpire i Giapponesi con una cosa così orribile… usare l’atomica, uccidere e terrorizzare civili senza neppure tentare [dei negoziati] era un doppio crimine. Eisenhower disse anche a Truman che non era necessario che “soccombesse” a James Byrnes.

LA DECISIONE FU POLITICA. Chi era Byrnes? La vera storia della bomba è più complicata di quanto la retorica abbia fatto credere. E ha che vedere con la resa senza condizioni da imporre al Giappone: una politica che Truman aveva ereditato da Franklin Delano Roosevelt e che pesava non poco nel rallentare la decisione dei nipponici, in quanto avrebbe comportato la destituzione del loro imperatore, considerato di discendenza divina .

Che l’obiettivo fosse politico e non militare lo ammise persino un generale che a posteriori fu favorevole alla decisione, come il generale George G. Marshall. E un certo numero di storici – racconta il W Blog – concordano nel dire che l’obiettivo fu dimostrare all’Urss la superiorità degli Usa e limitare la sua espansione piuttosto che la fine del conflitto mondiale. E anche limitare l’espansione dell’URSS in Asia, suggeriscono nuovi studi citati basati su archivi di Usa, Giappone e URSS.

Alperovitz non la pensa diversamente, ma nella sua puntigliosa ricostruzione dei fatti entra nei dettagli e assegna un ruolo chiave a Byrnes, personaggio poco noto ai più. Politico democratico di lungo corso, molto amico di Franklin Delano Roosevelt, aveva partecipato in febbraio col presidente alla conferenza di Yalta con Stalin e Churchill ed era poi stato incaricato di farne accettare le conclusioni al Congresso americano e all’opinione pubblica.

La Germania nazista era sconfitta ma la guerra continuava in Asia contro il Giappone, l’Urss avrebbe dovuto parteciparvi dopo la resa tedesca, avvenuta poi in maggio. Così era stato stabilito.Byrnes si aspettava di diventare il vice di Roosevelt, eppure questi aveva invece scelto Truman che pochi mesi dopo, alla mortedi FDR in aprile, si ritrova presidente. E proprio a Byrnes si rivolge il neopresidente, che oltre a tutto ben poco sa del segretissimo Progetto Manhattan.

Secondo Alperovitz tutti i (pochi) consiglieri militari e civili di Truman, e anche il primo ministro britannico Churchill e i suoi vertici militari consigliavano al presidente americano di rivedere la politica della resa incondizionata così da consentire al Giappone di arrendersi. Byrnes la pensa diversamente. E’ sospettoso e preoccupato per l’espansione dell’Urss, avanzata in Europa fino a Berlino inglobando tutta l’Europa dell’est, e per le rigidità di Stalin sui risarcimenti enormi da imporre alla Germania. (Churchill era più disponibile, grato all’Urss per aver fermato i nazisti, aveva accettato la partecipazione sovietica alla guerra asiatica e mirava a farla entrare nell’Organizzazione delle Nazioni Unite).

E’ Byrnes, che segue da vicino l’avanzamento della bomba, a convincere Truman non solo a mantenere la clausola della resa incondizionata nipponica ma anche a rinviare la conferenza di Potsdam a dopo che il test dell’atomica aveva avuto successo. La conferenza venne infatti convocata il 26 luglio, dopo che il 25 luglio era stato segretamente deciso il lancio dell’atomica (ma non ancora i bersagli definitivi).

Byrnes contava di impressionare Stalin e di dimostrare la superiorità degli Stati Uniti detentori della prima arma di distruzione di massa, inducendo Stalin a limitare le sue richieste e le sue attività nel periodo post bellico nonché le sue mire espansionistiche in Asia. Voleva dimostrare che l’America aveva un nuovo leader forte, uno “sceriffo di Dodge” che a differenza di Roosevelt sarebbe stato duro con i Russi, che andavano “cacciati indietro” in quella che sarà conosciuta come Guerra Fredda – scrive Aperovitz. E chissà se sia stato per questo modo di pensare che FDR, che lo conosceva bene, non abbia scelto Byrnes come suo vice. Pare che Stalin – che già sapeva del test – sia rimasto freddo: “La useremo in Giappone”, si limitò a dire. A Potsdam mancò la voce moderata di Churchill, depresso per la sconfitta elettorale nel Regno Unito. FDR era morto e lo scenario politico di Yalta era ormai cambiato.

CONTRARI GLI SCIENZIATI. La scelta di lanciare la bomba in zone molto popolate fu organica a questi obiettivi meramente politici. Il pubblico dibattito che ne nacque subito dopo fu molto aspro. Diversi alti gradi militari insorsero non solo mettendo in dubbio la mancanza di necessità e di giustificazioni militari, in molti si sentirono moralmente offesi dalla decisione di colpire deliberatamente città popolose come Hiroshima e Nagasaki. Nella discussione pubblica vennero messi di mezzo gli scienzati.

“Amano provare i giocattoli che inventano”, arrivò a dire l’Ammiraglio Willam F. Halsey, comandante della Terza Flotta, criticando quell’esperimento non necessario, un errore. Pronta la reazione di Albert Einstein, anello importante della scoperta sia pure non partecipe al Progetto Manhattan, pubblicata dal New York Times col titolo “Einstein deplora l’uso della bomba atomica”.

La sua opinione era che il lancio fosse stata una decisione politico-diplomatica piuttosto che militare o scientifica. Effettivamente la maggioranza degli scienziati impegnati nel Progetto Manhattan avevano avversato la possibilità di usare l’atomica in Giappone. Alcuni si erano spinti a scrivere direttamente e segretamente al segretario alla Difesa nel 1945. Con argomenti politicamente lucidi e lungimiranti: “Se gli Stati Uniti fossero i primi ad utilizzare sul genere umano questo nuovo mezzo di distruzione indiscriminata sacrificherebbero il sostegno nei loro confronti nel mondo, farebbero precipitare una corsa agli armamenti ponendo inoltre una pregiudiziale al raggiungimento di accordi internazionali per il futuro controllo di tali armi” (dal W Blog citato).

“Non ci fu nessuna illusione da parte mia che la Russia era il nostro nemico, e che il progetto veniva condotto su questa base”, testimoniò in seguito il Generale Leslie Groves, direttore del Progetto Manhattan.

IL MITO. A partire da quel settembre 1945 insomma i toni divennero incandescenti. Alti gradi militari come il capo delle operazioni navali Ernest King uscirono allo scoperto. L’ammiraglio della Marina Chester Nimitz (a cui sarà dedicata una porta-aerei) partecipò a una conferenza stampa, l’ammiraglio Leahy ripeté in una intervista le convinzioni che aveva espresso a Truman . L’articolo del NYT sulle posizioni di Einstein completo’ il quadro.

Ce n’era abbastanza per preoccupare il presidente Truman, e un personaggio a lui molto vicino, James Conant. Poco noto ai più quanto Byrnes, scienziato distintosi nella produzione di gas venefici durante la I guerra mondiale, Conant era diventato presidente della Harvard University nonché presidente del National Defense Reasearch Commitee dal 1941, una delle figure più importanti del Progetto Manhattan. Davanti all’escalation dei toni infuocati nel dibattito, Conant si preoccupa anche della sua futura carriera e conclude che qualcosa vada fatto. Serve che una persona importante dell’amministrazione dichiari pubblicamente che il lancio delle due bombe era una necessità militare per far finire il conflitto e impedire la morte di migliaia di soldati americani.

La persona adatta viene individuata nel Segretario alla Guerra Henry Stimson, che avrebbe dovuto scrivere un lungo articolo su una rivista nazionale di prestigio, da far circolare in lungo e in largo. L’articolo, rivisto da Conant e da suoi consulenti, esce su Harper’s Magazine nel febbraio 1947. A rilanciarlo ci pensa naturalmente il New York Times: “Non c’è alcun dubbio che il presidente e il sig. Stimson siano nel giusto quando sostengono che la bomba ha causato la resa del Giappone”, vi si legge. Più tardi, nel 1959, il presidente Truman farà ufficialmente propria questa conclusione, compresa l’idea del salvataggio delle vite dei soldati americani, il cui numero lievita a un milione.

E’ la narrazione della vicenda di Hiroshima e Nagasaki che, ripetuta dai media anno dopo anno in agosto in occasione degli anniversari, ha finito per sembrare così ‘vera’ da diventare quasi un luogo comune. Solo negli ultimi anni, complice Internet, cominciano a circolare narrazioni differenti.

CONCLUSIONI. Byrnes e Truman immaginavano che il monopolio atomico americano avrebbe rappresentato una leva nei confronti dei sovietici, bloccandone le aspirazioni con la dimostrazione dell’incomparabile superiorità americana.Invece innescò la corsa agli armamenti che ha cambiato il mondo, la Guerra Fredda, e una demonizzazione del Nemico Russo che continua ancora oggi dopo la scomparsa dell’URSS, l’unificazione della Germania e l’espansione della NATO nell’est Europa, fino circondare la Russia.

Il complesso militar-industriale, il cui potere in espansione inquietava già Einsenhower nel suo discorso alla nazione del 1961, ha bisogno di Nemici per giustificare budget sempre più alti e nuove tecnologie sempre più sofisticate. Tanto più ora che nella corsa è entrata pesantemente anche la Cina. L’industria bellica come volano di quella civile oltre che come strumento di dominio. Colpisce che da Truman in poi, questa linea sia stata sostenuta anche – e spesso soprattutto, come oggi – dai Democratici.

Eppure perfino il repubblicano Donald Trump favorevole al dialogo con il Kremlino ha portato il budget 2019 del Pentagono a una cifra record mai toccata prima: $716 miliardi. http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/14/news/stati_uniti_aumenta_budget_per_la_difesa-204080685/ Il mondo è già stato vicino a una catastrofe nucleare. In chiusura vediamo e segnaliamo l’uscita del libro in cui Daniel Ellsberg, The Doomsday Machine: Confessions of a Nuclear War Planner edito Alpina Publisher. Sono i ricordi dell’ uomo che da analista militare e collaboratore della RAND nel 1971 trasmise alla stampa i Pentagon Papers sulla guerra del Vietnam e contribuì personalmente a stilare un piano che prevedeva di colpire preventivamente l’Urss e uccidere fino a mezzo miliardo di persone. https://it.sputniknews.com/mondo/201808146364212-confessa-creatore-piano-nucleare-usa-doomsday-machine-daniel-ellsberg/

NOTE 2020 : Il Washington’s Blog sembra non essere più operativo. Il post citato è stato però ri-pubblicato qui, il 2 maggio 2020: https://global-politics.eu/real-reason-america-nuclear-weapons-japan/. Segnaliamo anche l’articolo del Washington Post del 5 agosto 2020, in occasione dei 75 anni dell’atomica, dove si trova una mappa interattiva di tutti i numerosissimi test atomici fatti nel mondo da allora, che hanno causato migliaia di vittime, delle quali non si è mai parlato. https://www.washingtonpost.com/graphics/2020/world/hiroshima-anniversary-nuclear-testing/ .

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Salvini, Di Maio e Bannon, un filo che viene da lontano

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Nella sua ultima intervista da premier, a tre giorni dal voto, Paolo Gentiloni aveva lanciato una sorta di allarme:“Mi sembra che si stia andando tra il disinteresse e il cinismo alle elezioni più importanti degli ultimi 25 anni, come se il voto fosse una gara di nuoto sincronizzato da guardare con distacco, tanto poi i giochi veri si fanno dopo. Non è così. Qui si sta decidendo se proseguire su una strada di economia di mercato, società aperta, welfare sostenibile, o se andare fuori strada” . Il giorno dopo, era arrivato in Italia Steve Bannon per seguire da vicino le elezioni italiane, “molto importanti e indicative per l’Europa e per gli stessi Stati Uniti…” . “Il 4 marzo aprirà la strada a tutti i movimenti che si ribellano a Merkel e Macron, ….”l’attenzione si focalizzerà sul capitalismo elitario e su nuovi temi come l’immigrazione anche a livello globale”… “Siete parte di un movimento internazionale, più grande della Francia, dell’Italia, dell’Ungheria, più grande di tutti i singoli movimenti”.

Intervistato da Tgcom24, ripreso da Huffpost (1) , dalla Stampa (2) con info aggiuntive sui suoi rapporti con Matteo Salvini, Bannon viene subito dimenticato. Tranne che dal giornale diretto da Maurizio Molinari che dopo il voto ha con lui una conversazione a Milano. Titolo: “Cinquestelle e Lega, è in Italia il cuore della nostra rivoluzione (3). Il mio sogno è vederli governare assieme. Sarà Salvini la forza trainante”. Sulla scia di un pezzo del NYT: ” Dopo aver rottamato l’establishment americano Bannon si accinge a demolire quello europeo” (4). Dopo l’affair Cambridge Analytica sarà Riccardo Luna a ricostruire l’incontro milanese fra Bannon e Salvini, con altri a lui vicini fra cui Marcello Foa (4-A).

I “DUE FRONTI” QUALI SONO? Eppure si è dovuti arrivare alla crisi Siriana e alla decisa contrarietà della Lega ai missili di US-UK-Francia, il M5S molto più sfumato rispetto al no alle bombe di un anno fa , perché cominciasse a venir fuori quel che, per più di un mese di distacco sportivo su governi possibili impossibili, probabili o improbabili, era rimasto sotto traccia, sottinteso, non detto: le eventuali preoccupazioni Atlantiche e di Bruxelles per un governo più vicino alla Russia di Putin che all’America, Russofilo e magari anche antieuropeo e anti euro . Contrapposizioni semplici, binarie, quelle proposte dai commentatori. Atlantisti vs Russofili; America vs Russia, “partito occidentale” vs “partito di Putin”, pro UE vs euroscettici, globalisti vs protezionisti, liberal democratici vs autoritari.

Angelo Panebianco che un anno fa aveva paragonato il 2018 elettorale al 1948, rinnovava i timori. Poi tornati sotto traccia, salvo allusioni intermittenti a vaghi “pericoli” e “minacce” che cominciano ad esplodere oggi, dopo che il governo M5S/Lega sembra lo si faccia davvero.Atlantisti chi? Quale America? Negli Usa è in atto una feroce guerra di potere e il fronte anti-Russia, nonché globalista e filo UE, non comprende affatto il suo presidente. Fa capo invece ai Democratici che vedono in Putin il nemico n 1, “novello Hitler” (copyright Hillary Clinton), supportati dai media mainstream a loro legati da sempre e seguiti a ruota dai nostri, ma anche a una parte di Repubblicani, in particolare i neocon .

Antlantisti-europeisti per i quali la Nato è un pilastro incrollabile nei rapporti fra Usa e Europa, mentre Trump la considera un costo elevato per l’America ed è arrivato a minacciare di abbandonare l’alleanza e mollare gli europei al loro destino se non si decidono a investire di più nella loro difesa.The Donald è stato eletto dalla destra nazionalista (o nazional-populista) dei Repubblicani, per niente anti-Russa. Anti-Iran piuttosto, legata com’è alla destra israeliana di Benjamin Netanyahu, che con Obama non andava affatto d’accordo.

Nazionalista ovvero incline agli interessi economici americani, molto meno al ruolo ‘imperiale‘ degli USA, sul piano economico della globalizzazione come su quello geopolitico- militare . Sebbene poi il presidente, tenuto sotto scacco attraverso l’infinita, inconcludente inchiesta del Russiagate, sia costretto a lasciare la geo-politica americana in mano al sempre più pervasivo e potente deep-state, quegli ‘apparati federali ‘- Dipartimento di Stato, Pentagono, CIA, NSA ecc – che Trump, non avendo una sua fazione interna, cerca di blandire assoldando generali nell’amministrazione (5).

Anche in Europa del resto nei confronti della Russia si registrano sfumature diverse perfino fra atlantisti-europeisti come Germania e Francia macroniana, per non parlare del gruppo Visegrad, con la Polonia decisamente anti-russa per esempio, al contrario dell’Ungheria di Orban, nazionalista russofilo come Le Pen e Salvini, ostili piuttosto a UE e euro. E’ una destra nazionalista che negli USA, ma anche in Europa, precede Trump e la Brexit ed è l’esito di un progetto strutturato, affatto nuovo e tutt’altro che obsoleto . Val la pena di esaminarlo, a partire proprio dal personaggio Steve Bannon.

BANNON UOMO CHIAVE. Bannon infatti non è soltanto l’abile stratega della campagna elettorale di Trump, l’ex chief stategist della Casa Bianca, il Rasputin che il presidente a un certo punto è stato costretto ad allontanare premuto dall’opposizione interna e soprattutto esterna proprio a causa delle posizioni radicali del suo ex sodale. Bannon è l’uomo chiave della strategia della nuova, spregiudicata destra americana che prende corpo negli anni 2008-2009 della prima presidenza Obama, promuovendo e cavalcando la rivolta del Tea Party, il movimento che, nato dall’ostilità al salvataggio pubblico delle megabanche, finisce presto per dar voce ai timori dei conservatori bianchi che si sentono minacciati dal primo presidente nero.

Fino a far cambiar pelle al partito Repubblicano, che nel 2010 riesce a conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, poi nel 2014 al Senato, azzoppando del tutto Obama. Una nuova destra che grazie ad appoggi e cospicui finanziamenti – li vedremo – comincia ad espandersi anche in Europa, sostenendo, consigliando e probabilmente anche finanziando la nascita e/o la trasformazione di partiti destrorsi preesistenti, finalizzate alla sua strategia nazionalista, identitaria, anti globalista e anti-UE.

La prima grande vittoria europea sarà la Brexit, seguita dalla sconfitta di Le Pen e da altre vittorie in Austria e Ungheria. E’ il progetto rilanciato da Bannon nel suo tour di marzo scorso tra le destre nazionaliste europee, dall’amica Marine a Lille (dove accennerà al “Brother Salvini”) , da Orban acclamato come eroe, dal leader di AFG incontrato a Zurigo, e in Italia “suo quartier generale”. Così il NYT l’11/3, dalle cui colonne Bannon annuncia la prossima mossa: una proliferazione in Europa di siti Breitbart News o simili in diverse lingue, infrastruttura comunicativa “per diffondere sotto la sua guida le idee nazionaliste e addestrare armate di soldati populisti al linguaggio e agli strumenti dei social”, scrive il NYTimes.

BREITBART NEWS. Figlio di operai Dem di Norfolk, Virginia, ufficiale di Marina, banchiere da Goldman Sachs fino a diventarne vice presidente, fondatore con colleghi di GS di una società di investimento specializzata in media e lui stesso produttore, il nome di Bannon è soprattutto legato a Breitbart News che è tornato a dirigere dopo aver lasciato la Casa Bianca. A fondarlo era stato nel 2007 Andrew Breitbart, collaboratore del conservatore Drudge Report, meno di Huffington Post, sito liberal in ascesa. Durante una cena a Gerusalemme, riesce a convincere Larry Solov, come lui ebreo, a lasciare la sua carriera di avvocato per lanciarsi con lui in una guerra al “Democratic media complex” e al progressismo, contrastando le narrazioni dominanti (così Vox) .

Un “HuffPost di destra”, sintetizzerà Bannon, dal 2010 con loro nel board in cerca di investitori – pur continuando a fare il produttore, tanto che un documentario su Sarah Palin, apprezzatissimo, lo proietta da eroe nel mondo del Tea Party, del quale è già un fervente supporter Andrew Breitbart. Se al fondatore interessa una battaglia culturale che smascheri le ‘falsità’ dei media mainstream, Bannon ha mire più politiche e trasforma Breitbart News da aggregatore di links in un sito vero e proprio con un’impronta di destra ancor più marcata.

Nazionalista, anti-Stato e anti-establishment, xenofobo, anti-immigrati e anti-islam, persino misogino, insomma sempre più “piattaforma dell’ alt-right”, dirà Bannon, riferendosi alla destra alternativa in che non esita a pescare ovunque consensi “contro le élites globaliste e le loro lobby, difensori del sistema di economie interconnesse creato dalla seconda Guerra Mondiale in poi, a favore dei ‘lasciati indietro’, del ceto medio privato del lavoro e del benessere da due fattori convergenti, il libero commercio e i migranti.

“Pretese ridicole, dal momento che dietro di loro ci sono fior di miliardari”, sfotte David Axelrod a lungo consigliere di Obama. Già. Ma sono miliardari diversi da quelli di riferimento dei liberals.Un sito noto per le teorie cospirazioniste, la negazione del climate change, le campagne fake, a partire dalla storia di Obama nato in Kenia e musulmano . Temi che rimbalzano su blog ad hoc e social, grazie a professionisti esperti in movimenti dal basso che, stato per stato, istruiscono gli attivisti. E il Tea Party cresce e si afferma, sempre più dirottato verso tematiche care ai finanziatori o comunque più capaci di attirare consensi.

“L’IMPORTANTE E’ VINCERE”. “Se vuoi riprenderti il paese devi mettere da parte le differenze in nome del nazionalismo economico: si tratta di vincere, nient’altro conta”, ha spiegato Bannon qualche mese fa a una convention Rep in California (7) . Flessibile e senza scrupoli nel rivolgersi a destra e a manca. Ogni somiglianza ai ‘populisti’ nostrani è puramente casuale.“Abbiamo vinto grazie a un lavoro di squadra: abbiamo messo insieme populisti nazionalisti, cristiani evangelici, conservatori e repubblicani per far vincere Trump” che per quanto non particolarmente apprezzato (Bannon e i finanziatori preferivano Ted Cruz) “era il solo in grado di battere la Clinton”.Alt-right antisemita? “Disprezzano gli ebrei liberal quanto la destra israeliana detesta gli ebrei di sinistra” ha scritto Haaretz. Bannon ritiene Breitbat News il sito oggi più vicino a Israele. Rigetta anche le accuse di razzismo.

E boccia il liberismo internazionalista in nome del primato della politica sull’economia: “Non siamo un’economia, siamo un Paese”.“Il nazionalismo economico non ha a che fare con la razza, il genere, la religione, l’etnia o le preferenze sessuali. E non si tratta di redistribuire la ricchezza ma di non dover competere con la concorrenza sleale della Cina” . Bush è “ il presidente più distruttivo della storia americana per aver permesso alla Cina di crescere e entrare nel WTO: un errore strategico dalle conseguenze incalcolabili” .

Una posizione, quella illustrata da Bannon, che comporta un progetto geopolitico diverso da quello Atlantista-Russofobo proposto dai media, quasi tutti di imporonta Democratica.“La Russia appartiene al nostro mondo euroamericano che deve invece guardarsi dai veri avversari ovvero Cina, Iran e Turchia”: tre nazioni, frutto di civiltà antiche e combattive, tutte estranee alla cultura giudeo-cristana”, ribadisce a Molinari. Il NYT ipotizza che Bannon prossimamente potrebbe dirottare l’attenzione delle destre nazionaliste europee su questo tema strategico, dal momento che dell’immigrazione si stanno occupando i governi. Ma è un tema popolare?

SOSTENITORI & FINANZIATORI: gli anti Bilderberg? La conquista repubblicana della Camera nel 2010 convince della bontà della strategia. E’ qui che Bannon entra in scena, porta a Breitbart News nuovi finanziatori e dal 2012, con la morte di Andrew, diventa presidente della società. Dal quartier generale di Los Angeles il sito si espande, moltiplica le sezioni per coprire a tutto campo le news trascurate/distorte dai media classici (Hollywood, sicurezza nazionale, governo, esteri, media, terrorismo, e sport, tech, radio). E sezioni regionali: edizioni specifiche per California, Florida, Texas, Londra dove collabora Nigel Farage, dal 2014 Gerusalemme e il Cairo. Diventerà popolarissimo, più del Washington Post. Nel 2011, anno della svolta, nella proprietà entra la famiglia Mercer con una dote di $11 milioni. Parliamo di Robert Mercer lo schivo miliardario la cui notorietà è legata a Cambridge Analytica, la società che ha fatto scandalo per aver utilizzato i dati Facebook di 50 milioni di utenti, 230 con quelli degli amici. Mercer l’ha fondata negli Usa nel 2013 insieme a Bannon – che ne ha inventato il nome – per profilare elettori – grazie a dati raccolti nel web, sofisticati algoritmi e metodi psicografici messi a punto all’Università di Cambridge – così da influenzarne il voto con messaggi mirati. Metodi che faranno buona prova nelle elezioni presidenziali americane del 2016 ma a quanto pare già nelle votazioni sulla Brexit . CA nega, un’inchiesta è in corso in UK. Del resto la casa madre di CA è l’inglese SCL Group che tra i finanziatori ha due ex ministri Tory, si occupa comunicazione, strategie e modifiche del comportamento – aka propaganda e psy-op – per conto di governi, partiti e militari, ha fra i suoi clienti la Difesa Britannica e sostiene di aver seguito le campagna elettorali in molti paesi del mondo. Sempre da destra.

I MERCER. Il 71 enne Mercer non è soltanto un miliardario, è un matematico. PhD in Computer science, a lungo all’IBM dove lavorava a un progetto di intelligenza artificiale per il riconoscimento del linguaggio, ha ideato un modello probabilistico che aprirà la strada al deep learning oggi tanto in voga e gli varrà nel 2014 il massimo riconoscimento da parte dell’ ACL- Association of Computational Linguistic. Nel ’93 lascia IBM per entrare in Renaissance Technologies, non un hedge fund qualunque, tra i primi a credere nella matematica applicata alla finanza, diventato la più formidabile macchina per far soldi del mondo. E’ così che Mercer, dal 2009 Co-CEO, diventa miliardario. Miliardario anomalo anche per la sua passione per la politica.

Di fede repubblicana, grande donatore del GOP ($34.9 milioni dal 2006), il maggiore nel 2016, l’anno prima il WaPo lo aveva indicato fra i 10 personaggi più influenti. Mercer però la pensa a modo suo, disdegna il lato establishment del GOP, troppo vicino a Big Business e a Wall Street, scrive Bloomberg (8). Per esempio critica il sistema bancario basato sulla riserva frazionale, lo preoccupano le ingerenze governative nel sistema monetario, crede nel gold standard. Considera il climate change una bufala della scienza corrotta, pensa altrettanto male della medicina ufficiale.

I KOCH. Idee non molto diverse da quelle da Charles e David alla cui rete di donatori, fondamentale nel successo del Tea Party, Mercer inizialmente si unisce, racconta uno studio del Brookings Institute, finché non si fa una Foundation di famiglia. Valutati da Forbes $82 miliardi, anche i fratelli Koch amano l’ombra, sebbene siano da tempo tra i grandi finanziatori Rep riuscendo pian piano a selezionare candidati vicini alle loro idee: in origine libertarie, comunque ultraliberiste, a favore di uno stato leggero, poche regole a cominciare da ambiente e clima (vedi Underblog. 9) .

Un’agenda che corrisponde ai loro interessi. Industriali dell’energia fossile con raffinerie e oleodotti, più società di ogni genere ma con solida base negli Usa, i Koch fanno parte della lobby dei petrolieri (Oil &Gas), alleata alla lobby chimico-farmaceutica contraria alle regole quanto loro, hanno a cuore le manifatture e le infrastrutture americane, e poco da spartire con megabanche e finanza, ben più vicine ai liberal come lo sono telecomunicazioni e mass media, hi-tech e web economy : i ‘lord della tecnologia della Silicon Valley”, come li chiama Bannon. Tutti “feudi”, questi, dei Dem, non a caso fautori delle energie rinnovabili e del globalismo, mentre i Koch &C. sono nazionalisti, freddi verso l’Europa che minaccia gli interessi nazionali americani – un’Europa che non controllano e a cui sono sostanzialmente estranei. Tranne la Russia che, con le sue riserve di gas e petrolio, è un’alleata ‘naturale’.

Gli ‘anti-Bilderberg’ che mirano a scalzare la centenaria egemonia dei Rockefeller, Rothschild & C? Forse, e non sarebbe cosa da poco. L’unico settore comune è la Difesa, sebbene il Financial Times che con l’arrivo del nuovo inquilino alla Casa Bianca disegnava i settori tendenzialmente up and down, lo considerasse in ascesa . Infatti Trump ne aumenta subito il budget, così come dà il via libera a un oleodotto bloccato da Obama, si ritira dagli accordi di Parigi. E taglia massicciamente le tasse alle imprese.

La rete dei Koch conta una quantità di fondazioni caritatevoli e organizzazioni ad hoc, think tank come Heritage Foundation, classico pensatoio Rep, o fondati da loro come Cato Institute, Mercatus Center, Freedom Works e American for Prosperity, fondamentali nel lancio del Tea Party, sia negli US sia in Europa. “Loro” uomini sono finiti dritti nell’amministrazione di Trump: l’ultraconseratore Mike Pence diventato vicepresidente; Mike Pompeo, il politico più finanziato dai Koch da quando era attivo nel Tea Party, nominato capo della CIA e Segretario di Stato dopo l’uscita di scena di Rex Tillerson, già AD di Exxon Mobil. Nell’orbita Koch è anche Paul Ryan, dal 2015 speaker della House grazie al suo decisivo ruolo di unificatore delle varie anime repubblicane (Underblog sulle diverse anime nell’amministrazione Trump. (10).

ALTRI SUPPORTERS. Multinazionali europee della chimica/farmaceutica come le tedesche BASF, Bayer e la belga Solvay già nel 2010 hanno dato più dei Koch a senatori ‘amici’ per sabotare regolamenti ambientali globale (11) Guardian).Taxpayer Alliance, inflluente gruppo di pressione contro tasse e spesa pubblica, è stata aiutata da Freedom Works nel destabilizzare Obama attraverso la mobilitazione dei suoi 800.000 aderenti. AIPAC. La potente lobby israelita americana è tra i supporters della destra nazionalista? Vari i segnali. Favori e finanziamenti della lobby secondo Opensecrets si sono via via spostati dai Dem ai Repubblicani, specie nel 2016. E alla freddezza di Obama verso Netanyahu e la sua politica fa seguito l’indubbia vicinanza di Trump che lo segue sulla capitale a Gerusalemme e sulle critiche all’accordo sul nucleare Iraniano staccandone gli US contro gli alleati europei.

Del resto i temi anti-islam e anti-immigrazione e diventano centrali già nel Tea Party dove proliferano gruppi anti-Islamisti, come l’International Civil Liberties Alliance contro la Sharia, Atlas Shrugs guidato da Pamela Geller alla testa della protesta contro la presunta moschea a Ground Zero (in realtà un centro culturale) e siti come Jihad Watch. Anti–islam anche gruppi Cristiano Evangelici ai quali si rivolgerà Bannon . Tutti citati dal Guardian nella sua inchiesta del 2010 sul Tea Party in Europa, ripresa a suo tempo da Underblog (12).

IL TEA PARTY SBARCA IN EUROPA. In quell’inchiesta e in altri articoli il giornale britannico segnalava i legami fra il Tea Party americano e i movimenti di destra, nazionalisti e contrari a immigrazione e islam che spuntavano in Europa, dalla Germania alla Svezia, all’Olanda dove il PVV(Partito della Libertà) di Geert Wilders era già al 15%, all’Austria, al Belgio Fiammingo. In Gran Bretagna si punta inizialmente sull’EDL, l’English Defense League che cerca di allargarsi in Europa. (All’ EDL si era avvicinato Anders Breivik, autore del massacro del luglio 2011 dove morirono 77 persone. Un caso che in Norvegia in maggio fosse arrivato il presidente di American for Prosperity per insegnare a mettere in piedi in quattro e quattr’otto un movimento destrorso dal basso, come raccontava Voxeurop.eu ? ) .

Nel 2014 i sostenitori di EDL confluiranno poi nell’Ukip di Nigel Farage, nato proprio nel 2010, meno destrorso ma apertamente euroscettico, protagonista della Brexit. Farage l’avevamo incontrato come collaboratore del sito di Bannon. E proprio nel 2014 Beppe Grillo tenterà di legare il M5S all’Ukip a Strasburgo, suscitando reazioni negative interne e da parte del Fattoquotidiano. Il Guardian sottolinea i legami diretti e i finanziamenti da parte di think tank e organismi conservatori: in sostanza quelli della rete Koch di cui sopra (l’elenco è poi stato espunto dal post aggiornato, è rimasto in quello di Underblog).

E giunti attraverso la Chambre of Commerce, vicina al GOP: lo aveva già denunciato Obama criticando multinazionali e privati che per quella via finanziavano senatori del Tea Party. La ritroveremo parlando del M5S.Il giornale liberal britannico enfatizza anche il ruolo della potente World Taxpayers Alliance, presente in 60 stati del mondo, molti in Europa fra cui l’Italia. E il suo attivismo europeo sui temi cari: stato leggero, poche regole, ampie privatizzazioni dei servizi pubblici, no tasse, ecc . Sono gli anni in cui Marine Le Pen diventa presidente del Front National (2011) dopo averlo reso meno estremo ma più apertamente anti-islam. Raccogliendo per la prima volta il favore della comunità ebraica francese desiderosa di “far fronte contro un nemico comune”, scriveva Le Point (13).

E raccontava come Le Pen, volata negli Usa, si fosse recata in Florida per incontrare William Diamond, responsabile della sinagoga di Palm Beach e soprattutto membro dell’AIPAC. L’incontro era stato combinato grazie a tal Guido Lombardi, “un italo-americano francofono esponente della Lega Nord ben introdotto nella comunità ebraica americana”. Nonché direttore della North Atlantic League: “un’ associazione no profit che promuove la cultura italiana negli Usa e le relazioni fra Italia, Usa e Israele”, dirà lui stesso al Sole 24Ore che lo intervista (14) dopo averlo ritrovato attivista nella campagna di Trump. Con Le Pen dice di essere amico da molti anni “me la presentò Francesco Speroni”.

Il nuovo Front di Le Pen è vicino al PVV di Wilders, al tedesco AFD e ai partiti nazionalisti anti-immigrazione e critici verso l’UE che si affermano in Austria, Slovacchia, Ungheria, nonché alla nostrana Lega di Matteo Salvini (2013), all’Ukip di Farage, il primo politico europeo che sarà ricevuto dal neo-eletto Trump. Farage e Speroni avevano dato vita nel 2009 a Strasburgo al gruppo EFD- Europa per la Libertà e la Democrazia, nel 2014 Farage incontra Grillo e malgrado le polemiche M5S e Ukip fanno parte insieme dell’EFD diventato EFDD: Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta. Mentre la Lega fuoriesce e dà vita col Front National a Europa delle Nazioni e della Libertà, gruppo più destrorso, e per un’uscita dall’euro, presieduto da Matteo Salvini.

LEGA e M5S PARI SONO? Per gli Atlantisti russofobi lo sono, o almeno lo erano fino a poco tempo fa. “Salvini e Di Maio spingono l’Italia verso la Russia?” titolava ancora l’11 marzo un editoriale sul NYT esplicitando i “timori per uno spostamento dell’asse di riferimento dell’Italia verso Putin (E’ proprio così? Mette in dubbio Formiche.net (15).

Qualche mese prima l’ex vice di Obama Joe Biden e John Carpenter avevano firmato un articolo accusatorio su Foreign Affairs rilanciato in Italia (qui Underblog) dalla solita Stampa, che è poi andata avanti sulle relazioni (viaggi, interviste ecc) sia di Salvini sia di Grillo (tra il 2014 e il 2015) con esponenti russi. La Lega dal 2013-14 avrebbe pure rapporti con l’associazione Lombardia-Russia e perfino firmato un accordo di cooperazione con‘Russia Unita’, il partito di Putin.

Le colpe di entrambi i partiti sarebbero l’avversare le sanzioni contro Mosca e aver detto che in Ucraina “ci fu un colpo di stato” (Di Maio). Oltre a un atteggiamento ‘sovranista’ verso l’UE, attribuito anche questo a un’influenza russa destabilizzatrice piuttosto che a relazioni con la destra nazionalista americana, di cui poco o nulla si dice o si scrive. Siti Web vicini e in contatto. Il Report sulla Disinformazione n 1 del PD (16) basandosi sull’inchiesta di un blogger citava un sito – Adessobasta.org – con una molto frequentata pagina FB e link diretti con account FB e TW vicini alla Lega e/o al M5S che si scambiano condivisioni e hanno amministratori comuni o con nomi fasulli.

Il sito fa parte di una rete di siti internazionali anti Brexit, anti islam. Legati a Putin? Affatto. I tre citati, dai portali quasi identici, fanno capo a una società di propaganda di estrema destra basata in Texas (Conservative Post LLC, Dallas). Legata alla rete Breitbart?

Cambridge Analytica. Sul sito della società c’è una scheda sull’Italia: “Nel 2012”, si legge, “CA ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni ‘80”. Usando l’Analisi dell’ Audience Target, CA ha rimesso gli attuali e i passati membri del partito assieme con i potenziali simpatizzanti per sviluppare una riorganizzazione della strategia che soddisfacesse i bisogni di entrambi i gruppi. La struttura organizzativa moderna e flessibile emersa dal lavoro ha suggerito riforme che hanno consentito al partito di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia”.

Sembra la fotografia della Lega, dal 2013 a guida Salvini che la rivoluziona con successo. E’ vero che CA è stata costituita nel 2013. Ma nella scheda si nota una certa sovrapposizione fra CA e SCL Group, casa-madre inglese di SCL Elections che di CA è co-proprietaria. Sia Maroni sia Salvini negano qualsiasi rapporto con entrambe le società, secondo il post AGI di Riccardo Luna citato sopra.

L’ENDORSEMENT DI BANNON. Mentre era in Italia Bannon non avrebbe incontrato l’impegnatissimo Salvini. Ma ha parlato con i giornalisti. Il nostro paese a suo dire è “il cuore della rivoluzione” perché di partiti espressione della “rivolta dei disagiati” stritolati dalla tenaglia convergente di libero commercio e immigrazione, in Europa e Usa, ve ne sono ben due: Cinquestelle e Lega. <Il mio sogno è vederli governare assieme” in quanto <sono espressioni diverse dello stesso fenomeno e superano la metà dei votanti”. Ma preferisce Matteo Salvini “perché il leader leghista rappresenta il Nord, ovvero tre quarti del Pil nazionale, mentre Di Maio propone il reddito di cittadinanza, una versione dell’economia sussidiata che manderà in fallimento le casse pubbliche in meno di due anni>.

Secondo La Stampa sarebbero stati i collaboratori di Salvini a far conoscere meglio a Bannon la realtà politica ed economica italiana. Lui godeva già di buoni rapporti in Vaticano, avendo sempre avuto stretti contatti con Raymond Burke, il cardinale Usa intransigente punto di riferimento del mondo tradizionalista, oppositore di Papa Francesco con un seguito nel clero statunitense. Un mondo al quale si è molto avvicinato Salvini, che contesta le posizioni di apertura nei confronti degli immigrati di Papa Francesco e fa ormai parte di questa sorta di internazionale nazional-populista. Così la Stampa che sembra saperla lunga.

E LA SVOLTA DEL M5S Appare più ambiguo della Lega fin dalle origini, in un certo modo pionieristiche. Dall’incontro di Beppe Grillo con Casaleggio Sr, che il comico presenta subito ad Antonio Di Pietro, l’ex PM di Mani Pulite che ha posto fine alla prima Repubblica azzerandone i partiti. Teorie complottiste hanno ipotizzato relazioni poco chiare con gli Usa. La Casaleggio Associati nel 2005 ne diventa consulente e cura il sito di Italia dei Valori, insieme al blog di Grillo.

Solo nel 2009, dopo il successo dei Vaffa Day e del blog (9° tra i più influenti al mondo nel 2008 secondo l’Observer) Grillo si mette in proprio dando vita con Casaleggio al M5S. Aiutati (e magari finanziati) dall’esterno? Chissà. Si è scritto dei rapporti con l’American Chambre of Commerce, sorta di lobby delle corporations legata alla destra Repubblicana, che negli Usa era stata accusata da Obama di finanziare candidati del Tea Party (Guardian). In Italia trait d’union con il M5S ne è stato a lungo Enrico Sassoon, che siede ancora nel folto board of directors pur avendo lasciato il M5S. Partner strategico della Casaleggio Ass è da subito la Enamics, società americana leader in Business Technology Management con una rete di relazioni aziendali di alto livello (Vedi Underblog nel 2012 (17) .

La svolta.Per anni il Vaffa è a 360°, dalla Nato all’UE, dalle banche all’euro, dalla casta alle istituzioni “da aprire come scatolette di tonno”. Fino alla “svolta atlantista “inaugurata a novembre 2017 dal candidato premier del M5S a Washington e proseguita alla Link University a Roma. Titoli: <Di Maio vola a Washington, “Fedeli agli Usa, non a Mosca>, <Torna istituzionale e tranquillizza gli Usa>, <Vuol far l’Americano>. <La svolta di Di Maio: ‘Noi al centro, Garanti per la Lega’>. L’ aspirante premier è anche a favore di un’UE “più bilanciata ed inclusiva”.

Una giravolta il cui punto di riferimento, secondo la solita Stampa sarebbe stato Paolo Gentiloni, “custode dell’alleanza con gli Usa” (18).“Dobbiamo essere i garanti per i nostri alleati e per l’UE, sia della permanenza nella Nato sia dell’euro, soprattutto se ci alleeremo con la Lega”, ragiona Di Maio in margine al convegno di Ivrea della Casaleggio (7 aprile) e secondo fonti dell’ambasciata Usa a Roma. Dove il candidato del M5S ha incontrato l’ambasciatore Lew Eisenberg (amico personale di Trump ma Rep moderato nonché ex tesoriere del GOP), al quale ha fatto “un’ottima impressione”. Migliore di quella di Salvini, che a colloquio al Quirinale aveva difeso le ragioni di Putin. Di Maio ne aveva preso le distanze.

Dopo che la partecipazione a un governo si allontana Grillo rispolvera l’idea di un referendum sull’euro . Un nuovo dietro front? “Grillo è un libero pensatore”, replica l’ineffabile candidato premier a Lucia Annunziata riferendosi al Garante del suo Movimento. E aggiunge: “Se i vincenti verranno lasciati fuori dal governo sarà nostro diritto consultare gli italiani”. L’UE deve preoccuparsi? <L’UE è molto ‘elastica e tollerante>, risponde Mario Monti intervistato a ruota. <Orban da anni partecipa alle riunioni del Consiglio Europeo, e fa capo al PPE come la CDU di Angela Merkel e Forza Italia>.

CONCLUSIONI. 1. Rapporti, influenze e ‘donazioni’ da parte di partiti/istituzioni straniere sono da sempre all’ordine del giorno. L’importante sarebbe saperlo. Il fatto che il M5S sia un partito ‘privato’, proprietà della Casaleggio Associati non aiuta. Tanto più dopo che la demagogica battaglia pseudo anti-casta dei pentastellati ha spinto all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Senza che sia stata neppure varata una legge sui partiti come enti giuridici responsabili, primo passo verso norme che impongano la trasparenza ed eventuali conflitti di interesse. Strano che il Fatto Quotidiano così attento alla legalità non se ne sia fatto promotore. 2. Contrapposizioni nette fra Atlantisti e Russofili hanno poco senso. Lo scenario è ben più variegato, complesso e contraddittorio. 3. Come stanno i nazionalisti? “La presa di Goldman Sachs sulla Casa Bianca questa volta è fallita”, titolava il NYT a fine gennaio.

Dei 5 alumni Goldman nell’amministrazione ne è rimasto solo uno, Steve Mnuchin al Tesoro. “Ci si chiedeva in che misura i liberals di New York avrebbero cambiato Trump … Chi avrebbe dominato la Casa Bianca, se sarebbe stato Bannon o la mafia di Manhattan ” diceva il destrorso Newt Gingrich al NYT. Un anno dopo è chiaro che è Trump”, conclude il NYT. Per ora, e non è detto sia un vantaggio.

Bannon, di nuovo vicino a Trump , è ottimista. “Se ci manterremo uniti vinceremo per altri 50 anni”. Ma un altro colpo ai nazionalisti è stato il recente polverone su Cambridge Analytica. Facebook, la vittima apparente, ne è uscito indenne mentre la società di Bannon e Mercer, sotto inchiesta in UK e abbandonata dai clienti, ha chiuso. Resta da vedere che fine faranno i dati e i profili dei milioni di elettori. Intanto Bannon si è buttato sull’Europa. E sicuramente festeggerà se a palazzo Chigi ci sarà un emissario di Lega e M5S. Il primo governo integralmente nazional-populista, ha scritto qualcuno. Sarà davvero così?

LINKS(1) http://www.huffingtonpost.it/2018/02/28/in-italia-un-selezionato-gruppo-delite-gestisce-leconomia-a-discapito-della-gente-ritorno-del-neofascismo-fake-news_a_23373357/ (2) http://www.lastampa.it/2018/03/01/italia/speciali/elezioni/2018/politiche/lex-stratega-di-trump-arriva-a-roma-sedotto-dalle-scelte-sovraniste-della-lega-pOR5KWZZCUuY893MZYfsxM/pagina.html (3) http://www.lastampa.it/2018/03/11/esteri/steve-bannon-cinquestelle-e-lega-in-italia-il-cuore-della-nostra-rivoluzione-8wHGjOtueiNykKRXWNgIPJ/pagina.html (4) https://www.nytimes.com/2018/03/09/world/europe/horowitz-europe-populism.html (4-A) https://www.agi.it/politica/salvini_bannon_cambridge_analytica_facebook-3676464/news/2018-03-24/(5) Limes, Lo Stato del Mondo, 4/2018, pag 37 e pag 51(6) https://www.vox.com/2018/1/14/16875288/bannon-breitbart-conservative-media (7) https://rivoluzioneromantica.com/2017/10/21/bannon-leuropa-e-un-protettorato-americano-neanche-ci-prova-a-difendersi-da-sola-video/ (8) https://www.bloomberg.com/news/features/2016-01-20/what-kind-of-man-spends-millions-to-elect-ted-cruz- Vedi anche : https://www.theguardian.com/politics/2017/feb/26/robert-mercer-breitbart-war-on-media-steve-bannon-donald-trump-nigel-farage ; e anche https://www.agi.it/estero/cambridge_analytica_facebook_trump_partito_italiano-3639342/news/2018-03-18/ che riassume il caso Cambridge Analytica(9)http://www.lastampa.it/2016/11/27/blogs/underblog/trump-erede-del-tea-party-miliardari-e-lobbies-allorigine-dei-neopopulismi-usa-e-ue-i-koch-i-mercer-ecc-WSixTUxkiLEwnxEjMgJVjK/pagina.html (10) https://www.facebook.com/notes/underblog/chi-governa-lamerica-dopo-che-trump-%C3%A8-stato-sopraffatto-dal-partito-della-guerra/1455817147821002/(11) https://www.theguardian.com/world/2010/oct/24/tea-party-climate-change-deniers (12) http://www.lastampa.it/2010/11/01/blogs/underblog/i-tea-party-sbarcano-in-europa-d11SDXItjbufoPQfZt6wPN/pagina.html (13) http://www.lepoint.fr/politique/marine-le-pen-fait-la-cour-aux-juifs-03-12-2011-1403435_20.php (14) http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-01-31/io-donald-e-destra-europea-225513.shtml?uuid=AEzYLRL (15) http://formiche.net/2018/03/salvini-di-maio-italia-russia-new-york-times/ (16) https://www.democratica.com/focus/report-pd-fake-news-1/ . Il post del blogger citato é https://www.davidpuente.it/blog/2017/12/04/il-sito-adessobasta-org-la-mano-della-propaganda-di-estrema-destra-americana/ (17) nel 2012http://www.lastampa.it/2012/09/10/blogs/underblog/grillo-casaleggio-e-le-illusioni-di-democrazia-diretta-zTCHPooVOmVif1zlL9qwUN/pagina.html(18) http://www.lastampa.it/2018/04/08/italia/la-svolta-atlantista-di-di-maio-noi-al-centro-garanti-per-la-lega-u8j6rFuQZ2dvnzwJqQBPQP/premium.html

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